Il libro proibito
di Mauro Grimoldi Pres. Ord. Psicologi
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Un libro per bambini disegnato da Altan fa discutere perché in una tavola mostra una famiglia omosessuale. Il Comune di Milano lo elogia, Forza Nuova annuncia il rogo dei libri. E gli psicologi?
Devo ammettere che “piccolo uovo” è tra i libri che leggo a mia figlia Caterina.
Lei ha tre anni e lo trova divertente, colorato, mi chiede delle famiglie di animali che il piccolo uovo va a conoscere, scoprendo il bello di ognuna di esse.
Piccolo uovo è un libro simpatico, ben disegnato, non è un libro politico.
Tanto meno è un libro che parla di sesso ai bambini, ed è ridicolo pensare che possa condizionare le scelte sessuali future. Certo, è un libro attuale, che racconta di cuccioli cresciuti da coppie (di animali) eterosessuali ma anche da genitori unici, da famiglie ricostituite, da genitori adottivi e qualche volta anche da coppie omosessuali. Insomma, è la realtà. Il messaggio che il libro veicola è un messaggio di tolleranza, semplice e chiaro.
L’idea di fondo è che l’omogeneità non sia un valore, ma, al contrario, che ci possa essere un valore nelle differenze. Si può non essere tutti uguali senza avere paura. Il rifiuto del diverso e di ciò che viene da fuori corrisponde in psicanalisi ad una posizione regressiva, profondamente difensiva e fondamentalmente spaventata.
Nelle polemiche di questi giorni traspare più che altro questo, la paura degli adulti. Una paura che si trasforma in rabbia e produce immagini sopite di forni e pire roventi che ardono questa volta innocui libri per bambini, in un novello e inquietante Fahrenheit 451.
Qualcosa di simile si vede con quegli adolescenti che aggrediscono “i diversi” nel reale, dando fuoco al barbone in un parco, picchiando il compagno disabile in classe o semplicemente scegliendo di apostrofare gli amici con un termine come “frocio” invece di sceglierne altri. Grandi e adolescenti mettono comunque in scena la recita della paura e dell’intolleranza evidentemente ancora troppo presente nella nostra cultura.
La convinzione dell’utilità del messaggio talmente semplice da apparire naif del “piccolo uovo” viene proprio da questa stessa polemica, dai toni accesi e spaventati degli adulti che sono accorsi ancora una volta a difendere il proprio essere wasp che ci convince sull’utilità del messaggio del “piccolo uovo”.
Per non diventare adulti così, spaventati da ogni diversità grande e piccola. Anche quella di un libretto colorato.