Con riferimento alle dichiarazioni dell' On. Giovanardi in relazione alle iniziative dei comuni di Vignola e Spilamberto e alla conseguente presa di posizione dello scorso 8 gennaio 2001 dell'Associazione genitori città di Modena, riportiamo il seguente carteggio tra una nostra socia AGeDO e la Presidente dell'AGE Mo.

AGeDO
Associazione Genitori parenti amici di Omosessuali
Via Bezzecca 3
20136 Milano

Gentile Signora Boldrini
Presidente AGE di Modena

In merito alla polemica innescata dall'Onorevole Giovanardi contro le delibere delle Amministrazioni di Spilamberto e di Vignola, desidero farle avere la mia opinione, nel mio ruolo di madre di un ragazzo omosessuale e di membro dell'AGeDO (associazione di genitori di omosessuali).

Spero di ottenere una  risposta da lei, seppur  certa e senza dubbi sui propri valori, valori che anch'io condividevo quando ancora non conoscevo tutto lo scibile della realtà umana, ma che ho volentieri  modificato per acquisire una sua visione più ampia e articolata, fiera e sicura di poter così aiutare molte più persone che soffrono a causa dei pregiudizi basati su antichi ed assurdi stereotipi.

Sto vivendo una grande esperienza umana che mi permette un'azione sociale mirata nei confronti degli esclusi,  dei discriminati e dei deboli, magari anche dei..."peccatori", se la guardiamo dal punto di vista cattolico, ma sicuramente non secondo l'insegnamento cristiano dell'amore nei confronti del prossimo: "Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi..."

La mia esperienza è stata molto arricchente, mi ha permesso una grande maturazione personale nel farmi partecipe di un aspetto della realtà del quale, prima, non mi ero mai occupata, perché non mi riguardava.

Ma quale genitore, mentre attende con gioia il proprio bambino, pensa che tale realtà possa essere la sua?

Come poter giudicare che cosa è giusto o migliore senza avere conoscenza di certe tematiche? Come metterla con la propria coscienza insostituibile?

Penso di trovarmi in una posizione ottimale rispetto a tante altre persone perché, oltre alla comune esperienza in campo eterosessuale, con un matrimonio che conta quasi quarant'anni di longevità, che gode di buona salute e che mi permette di conoscere tutti i risvolti morali e socialmente attuali del "cardine" famiglia (cioè l'evoluzione o involuzione che sia degli stessi), ho un'esperienza del mondo della "diversità" da una decina di anni almeno.

La famiglia nei secoli non è mai stata uguale a se stessa, ma è continuamente cambiata in funzione del tipo di società del momento, per cui è inutile agguerrirsi per arrestare il cambiamento in atto nella stessa. La famiglia patriarcale, socialmente utilissima per la solidità e la solidarietà presenti nel suo nucleo, per l'evolversi della società stessa e dei suoi bisogni, ha dovuto cedere il passo ad una famiglia mononucleare, che comporta tali problemi di gestione  per cui si è costretti a programmare attentamente anche un solo figlio.

È vero: la famiglia è un pilastro dello stato, di qualunque tipologia essa sia, se ben  sorretta e gestita. Il suo ruolo primario è proprio quello di sostenere, aiutare, educare i  propri membri, indipendentemente dalla loro identità , se in essa regna l'amore e la solidarietà.

Potremmo, per compiacere i sostenitori di una sola tipologia di famiglia, chiamarla "unione civile"," patto coniugale" o con altri termini, assodato che non è solo il matrimonio in Chiesa che sancisce un'unione e che nulla viene tolto a tale unione, ma che sono le persone stesse che si uniscono, qualunque ne sia lo scopo  (ad esempio due persone anziane, due amici ecc. che vogliono convivere  per sostenersi a vicenda, devono avere tutti i diritti che hanno tutti i conviventi ) a sancirlo.

Lo Stato deve avvallarla con le sue leggi in favore di ciascun individuo e per il suo benessere che sarà poi il benessere di tutta la società.

La famiglia ha, oltre a mille doveri alcuni diritti che spero inalienabili.

Perché negarli ad altre coppie che si amano e danno ammirevoli prove di unione?

Se la famiglia è basata sull'amore reciproco e non sul contratto - cosa che sembra essere diventata ormai la soluzione più comune e che sembra diffondersi in maniera esponenziale - quante coppie sono in grado di fare le scelte coraggiose delle  persone omosessuali che hanno recepito i nostri valori, quelli che abbiamo  trasmesso non solo a loro, ma  a tutti gli altri nostri figli?

Ben vengano le "famiglie" o le unioni di persone omosessuali, legate esclusivamente dall'amore, utilissime all'equilibrio della società nel suo insieme, anche perché portatrici di grande serenità e sicurezza e spesso, secondo me, anche di esempio di come deve essere un'unione.

E se le persone omosessuali (ne conosco già molte che sanno accudire con solerzia genitoriale i bambini)  si sentono in grado di adottare un bambino abbandonato dai genitori, sappiamo che alle loro spalle vi è pur sempre tutta una grande famiglia allargata, anche se non convivente: nonni, zii, cugini e amici che certamente saranno in grado di donare, oltre ovviamente all'affetto, educazione, consigli e un solido esempio di solidarietà umana e civile.

La negazione di tale possibilità, che giustamente va ben vagliata e controllata come l'adozione e l'affido alle persone eterosessuali, appartiene a quella parte della società che egoisticamente non sa tenere conto delle realtà e dei bisogni altrui, come il bisogno di riconoscimento, di appoggio e di affetto, sia riguardo le persone omosessuali che i bambini in grave difficoltà e che non sanno che l'omosessualità fa parte della natura umana, da che mondo è mondo, nonostante le torture, i roghi ecc. che nei secoli hanno martoriato queste persone

Il tutto va sempre visto in una visione di accoglimento e di benessere primariamente del bambino bisognoso di affetto (che può essergli donato da qualsiasi persona che sappia amare)

In attesa di una vostra gentile risposta, invio  cordiali saluti

Saronno, 25 gennaio 2001

Marialuisa Bellavia
Socia AGeDO

AGE associazione genitori
Città di Modena
Via Tre Re, 60
41100 MODENA

AGeDO
Associazione Genitori parenti amici di Omosessuali
Via Bezzecca 3
20136 Milano

Gentile Signora Bellavia,

mi rivolgo a Lei in risposta alla sua lettera del 25 gennaio u.s. La situazione in cui si trova mi vede veramente partecipe e comprensiva del significato della sua esperienza. A chiunque può capitare di vivere una simile realtà ed è giusto non ritenersi al sicuro da qualsivoglia evento nella vita.

In risposta a quanto da Lei esposto, in modo così ben argomentato, e da cui traspaiono tutto l'amore di una madre ed il buon senso di una persona inserita nel tessuto sociale, ci tengo a sottolineare alcuni  punti del mio pensiero.

Personalmente non ho mai pensato che gli omosessuali siano una "specie" da emarginare, riconosco a chiunque il diritto di avere una propria identità sessuale e so benissimo che non sono appestati e che non sono "contagiosi".

Il problema per me è semmai altro, non  certo di moralismo, ma piuttosto relativo ad aspetti educativi e di "giustizia sociale".

Parto dal presupposto, a mio avviso indiscutibile, che sensibilità  e buon senso non dipendono dalle scelte sessuali di chicchessia e non penso in questo contesto a chi, dalla propria omosessualità, ha preso lo spunto per assumere atteggiamenti eccessivi, provocatori o peggio ancora oltraggiosi della morale comune. A questo proposito mi si potrà obiettare che chi è pervenuto a tali scelte può essere stato indotto a farlo in risposta ad una società ottusa, perbenista, antiquata  e via di questo passo. Bene io in una società che ponga alla base valori di rispetto, correttezza ed educazione nei confronti di chi è maggiormente indifeso sono stata abituata a credere e credo tuttora. Pur tuttavia, sebbene io rispetti la diversità, mi chiedo come possa essere soggetto realmente educativo una coppia omosessuale, riferendomi in questo senso a quegli aspetti psicologici e pedagogici determinanti nello sviluppo di un individuo. Non sto dicendo che un omosessuale, o meglio, una" famiglia" omosessuale non sappia trasmettere insegnamenti positivi ma, mi si consenta, quale identificazione di ruolo e quale identità sessuale può andare formandosi un bambino in tale contesto. Non possono essere i membri della seppur affettuosa e presente famiglia  allargata (nonni, zii, cugini...)a sopperire ciò che è di stretta pertinenza dei genitori. E attenzione anche al delicatissimo problema delle adozioni!! Ma qui si aprirebbe un altro tema che va ben oltre l'identità sessuale dei genitori richiedenti.

E ancora, rispetto allo stringente problema dell'attribuzione degli alloggi, continuo a pensare che prioritaria sia la scelta nei confronti di coloro che hanno deciso di vivere il senso della famiglia innanzitutto all'interno del vincolo matrimoniale, cristianamente benedetto o no, poi delle coppie conviventi sempre però con precedenza a quelle eterosessuali in entrambi i casi. Sia chiaro che in questo momento penso anche a quelle famiglie di extracomunitari che in virtù di una scelta a volte obbligata hanno optato per il nostro Paese per poter lavorare e garantire ai loro figli una vita decorosa o quanto meno degna di essere chiamata tale.

La famiglia ha alla sua base diritti e doveri e quello all'educazione e alla procreazione è fra quelli fondanti tale stato sociale.

Io dunque non intendo ghettizzare chi ha operato una scelta di vita diversa ma ritengo che, prima di assegnare diritti a 360° a tutti, diritti che comportano anche oneri di natura economica  non indifferenti, sia doveroso individuare una scala di priorità.

Dunque, ben vengano il rispetto per gli altri, tutti gli altri intesi come "prossimo tuo" ma attenzione a non dimenticare che, insieme alla rivendicazione di diritti sta anche l'accettazione dei doveri e la potenziale capacità di far personalmente fronte ad essi.

Modena 7/2/01

Prof. Luciana Boldrini
Presidente AGE città di Modena

AGeDO
Associazione Genitori parenti amici di Omosessuali
Via Bezzecca 3
20136 Milano

Alla cortese attenzione di:
Luciana Boldrini
Presidente AGE di Modena

Gentile Signora Boldrini,

mi sono trovata a lungo nell'incapacità di rispondere alla sua lettera del 7 febbraio scorso; ero molto demoralizzata e depressa a causa delle sue argomentazioni, purtroppo del tutto simili a quelle delle persone amiche dell'ambiente che mi circonda, mentre speravo che Lei, nella sua qualità di rappresentante di una grande associazione di genitori, fosse in grado di recepire le ragioni di una minoranza che vive, nonostante l'esperienza diversa, gli stessi valori dello stesso contesto sociale.

Per risponderle, partirò dall'ultima frase della sua lettera, in cui parla del "prossimo tuo" con riferimento chiaro, anche se sottinteso, ai Vangeli. Potrei affermare che nei Vangeli è scritto anche che "gli ultimi saranno i primi".

Proprio ultima mi sono sentita, nonostante le parole gentili e con me mio figlio e, per esteso, tutti i miei..figli, sistemata nell'ultimo gradino della scala sociale.

 

Lei parla di diritti pretesi a 360° da parte della categoria delle persone omosessuali: ma non hanno forse esse anche doveri a 360° (compreso quello, per gli uomini, del servizio militare che mio figlio ha regolarmente svolto), non lavorano e pagano le tasse come tutti, non concorrono con il loro lavoro e, tanti, con la loro vita intera al benessere ed alla sussistenza della società in cui vivono, compresa la pensione per le persone anziane?

Non sono forse esseri umani; debbono accontentarsi delle briciole, della tolleranza, di qualche carezza da parte di qualche persona benevola, quasi fossero degli extraterrestri (ma vorrei dire  cagnolini o  gattini, cioè esseri viventi che noi riteniamo privi di anima)?

La diversità che li contraddistingue viene trattata, purtroppo, incivilmente, così come venivano trattate e tenute nascoste altre diversità, per non generare sconcerto, turbamento, disorientamento, pietà nel retto animo delle cosiddette persone normali.

Lei parla di identità sessuale, ma non pensa che la sessualità è solo una parte seppur integrante dell'identità di una persona. 

 Come mai in altre Nazioni della Comunità Europea esistono molti diritti per le persone omosessuali? Sono forse amorali, stupidi, privi di regole fondanti lo stato sociale i nostri partner europei, oppure vivono meglio di noi quell'ideale che ci è tanto caro: la democrazia?

Lei parla ancora, nella sua lettera, di potenziale capacità, da parte delle persone omosessuali, di far fronte ai propri doveri. Le risulta che si facciano mantenere dalla comunità?

Eppure, quanti di loro sono soggetti al cosiddetto "mobbing", quanti vengono assunti non regolarmente ma, a differenza degli eterosessuali, sono licenziati non appena si viene a sapere o percepire che...... Per quanto tempo ancora saranno costretti a tenersi nascosti per poter lavorare senza subire una qualche discriminazione?

Noi dell'Agedo conosciamo bene questa realtà, anche se poi ai nostri "figli" mancano prove e/o mezzi finanziari per poter agire contro le persone che agiscono così.

Lei sa che non mento.

Quanto al diritto di vivere una vita possibilmente ricca di affetti, chi ha stabilito regole inderogabili determinanti lo sviluppo degli individui? I nostri pedagogisti e psicologi hanno forse il dono dell'infallibilità? Quante volte in campo scientifico-sperimentale i nostri scienziati sono stati costretti a modificare le loro opinioni e sicurezze dalla complessità della materia che andavano studiando? Esiste anche una corrente della psicologia che addirittura è contraria alle teorie che vengono avvallate dalla psicanalisi, che del resto non è sempre attendibile.

Non vi è niente di certo, a questo mondo.

Lei parla di persone indifese: chi è più indifeso di un bambino abbandonato, che con la sua esistenza arricchisce involontariamente qualche istituto che, tuttavia, non potrà dargli dei riferimenti certi per il suo sviluppo, essendo tanto anonimo? Chi è più indifeso, d'altra parte, di un bambino "di strada"?

Che ne è della morale sociale?

Concludo affermando anch'io che sensibilità e buon senso non dipendono dalle scelte omosessuali: innanzi tutto perché quella omosessuale non è una scelta ed è inutile insistere su questo punto. Dimostrerebbe soltanto cattiveria e malafede.

Se alcuni dei nostri figli, con l'esuberanza tipica della condizione giovanile, reagiscono con l'esibizione sfrontata ai grossi problemi di visibilità che li affliggono PROPRIO PER RENDERLI VISIBILI E COMPRENSIBILI AL RESTO DEL MONDO, la maggior parte si comporta con grande dignità.

Tuttavia, perché non si sente lo stesso sdegno di fronte alle esibizioni a volte intollerabili di alcuni personaggi del mondo artistico e politico?

Perché non ci si indigna allo stesso modo?

Saronno, 20 luglio 2001

Marialuisa Bellavia
Socia AGeDO