QUESTIONARIO

 

Gli studenti che hanno partecipato ai lavori sono stati in totale 119: 54 ragazzi e 65 ragazze.

Dai risultati dei questionari e dagli interventi durante il dibattito, sono emersi in modo chiaro quelli che sono gli atteggiamenti più diffusi dei giovani verso l’omosessualità.

Oggi risulta una maggior apertura sull’argomento rispetto al  passato, anche se permangono ancora molti atteggiamenti di discriminazione, fastidio ed intolleranza verso l’omosessualità.

N.B.

Non è misurabile tutto quello che può essere il significato del “taciuto”, ovvero ciò che non è stato detto in modo esplicito e che può contenere elementi interessanti da considerare e da valutare.

Una possibile lettura di questo taciuto si può ritrovare nella “indifferenza”  espressa in vario modo dai ragazzi e dalle ragazze in varie occasioni. Sarebbe interessante effettuare dei laboratori con più incontri per  far emergere e valutare ciò che non viene detto e che rimane dunque nel silenzio.

 

 

Di seguito vengono osservate le risposte dei ragazzi:

 

1) Definisci con parole tue il termine “omosessualità”

 

1.1 “L’omosessualità deve essere trattata dalle istituzioni e poi dalla chiesa”..

Questo atteggiamento indica quanto ci sia la tendenza a delegare a terzi (istituzioni-chiesa), la gestione e il controllo ed eventualmente la “cura” di ciò che la singola persona non riesce ad affrontare.

E’ un modo per evitare la difficoltà e l’imbarazzo di far fronte in modo diretto al contatto con la persona omosessuale entrando in relazione con lei.

Questo atteggiamento si riscontra anche in molti genitori quando, una volta appreso della omosessualità del figlio o della figlia, anziché farvi fronte in prima persona entrando in relazione con lui-lei su questo piano, si rivolgono alle istituzioni: esempio al medico allo psicologo oppure al prete.

 

1.2 “disturbo personale per il quale l’omosessuale è portato a prenderlo in culo, una sorta di disturbo psicologico - hanno un pensiero diverso“.
1.4 “Persone malate nel cervello che non hanno capito niente della vita.

1.8 “Non lo deve dimostrare - E’ una cosa oscena (malattia, peccato).

Si riscontra la tendenza a considerare l’omosessualità come un disturbo o una malattia. Si tratta di un retaggio duro da rimuovere; un tempo la stessa medicina considerava l’omosessualità una malattia finché non è stata depennata in modo definitivo dall’elenco della malattie riconosciute (1993).

In alcune di queste risposte si evidenzia soltanto l’aspetto sessuale dell’omosessualità: il “prenderlo in culo”,  escludendo e non considerando la sfera relazionale ed affettiva.

Quest’ultimo è un atteggiamento che è abbastanza diffuso, ovvero il ritenere che la relazione omosessuale sia solo fisica e sessuale e non affettiva.

 

1.5 “Schifo solo a vederli - bisognerebbe isolarli - grave malattia mentale.

1.20 “Non vorrei mai vederli….”

La risposta 1.5, oltre ad evidenziare l’aspetto della malattia, evidenzia una sensazione di schifo e il desiderio di isolare gli omosessuali, ovvero allontanarli. La sensazione di schifo rivela quanto sia radicato nella nostra cultura il rifiuto del diverso al punto da manifestarsi come sensazione forte (schifo-rigetto) quando ci si misura con la persona omosessuale.

Il “bisognerebbe isolarli” e il “non vorrei mai vederli” corrisponde alla tendenza a rimuovere tutto ciò che è considerato fastidioso ed ingestibile allontanandolo da sé. Di solito viene rimosso quello che la persona non sa gestire, quello da cui viene turba e disorienta.

 

1.3 “Modo di essere - amano persone dello stesso sesso e non si vergognano; Alcuni parlano di amore…”

1.7 “Libero di fare sesso con chi vuole”

1.18 “Due persone dello stesso sesso che si voglio bene“.

Si riscontra un atteggiamento di accettazione e di rispetto verso l’omosessualità.

Le risposte 1.3 e 1.18 sottolineano e riconoscono anche l‘aspetto affettivo della relazione omosessuale.

E’ importante puntare ad ottenere questo atteggiamento da parte di tutti quanti affinché tutte le persone (o il maggior numero possibile) arrivino a riconoscere alle relazioni omosessuali, la stessa dignità e lo stesso valore che vengono per cultura riconosciute alle relazioni eterosessuali.

 

1.21 “Atteggiamento affettivo verso stesso sesso - si amano - froci”

Questa risposta evidenzia un atteggiamento di riconoscimento della sfera affettiva: “atteggiamento affettivo…” e “si amano” (come punto sopra), tuttavia l’utilizzo della parola “froci” lascia supporre che vi possa essere anche una sorta di disprezzo.

In sostanza da un lato si coglie un atteggiamento accettante, dall‘altro sembra si colga un atteggiamento di disprezzo.  Questo atteggiamento ambivalente è spesso presente anche tra le persone omosessuali

 

 

laddove esiste un conflitto tra il desiderio e il bisogno di viversi come omosessuale e una forma di

omofobia interiorizzata (avversione e rifiuto della propria omosessualità) frutto di una educazione e di una cultura di un certo tipo. Per quanto riguarda questa risposta, bisognerebbe valutare il significato che ha la parola “frocio” per il ragazzo che l’ha usata; potrebbe essere che per lui sia un sinonimo di omosessuale e che non conosca la connotazione di insulto che può avere. A questo proposito si sottolinea quanto sia importante creare anche una “cultura del linguaggio” proprio perché al linguaggio corrisponde un atteggiamento interiore e, conseguentemente, delle azioni.

 

1.6 “Se segue la sua scelta per andar con i maschi non fa per me, non sono per lui - non so cosa pensano”

1.11 “Parlando di questo non c’è mai un posto sicuro”

Si coglie quanto spesso i ragazzi prendano le distanze: “non fa per me…” oppure puntualizzano: “si si ma io sono etero…” come per timore di essere “contagiati” o scambiati per omosessuali se non affermato la loro eterosessualità. Inoltre si osserva quanto l’omosessualità sia vissuta come “minacciosa”, tanto da avvertire la mancanza del “posto sicuro”. I ragazzi spesso si sentono sicuri quando ritengono che l’omosessualità non sia presente tra loro, si sentono rassicurati dal fatto di presumere di riconoscerla per isolare la persona omosessuale da cui potrebbero essere minacciati.  Risultano disarmati quando si accorgono che la persona omosessuale possa essere vicina a loro e non immediatamente riconoscibile. Il “non so cosa pensano” lascia intendere quanto possano preoccupare un ragazzo i pensieri o i desideri di un coetaneo omosessuale; come dire: “se so cosa pensa e cosa prova lo “controllo”, ma se non lo so cosa mi succede?”

 

1.12 “Morti ai rottinculo sono dell’altra sponda, persona indegna (io sono a posto).

Anche in questo caso si coglie la tendenza a dichiarare il proprio “essere a posto”, come dire “io sono eterosessuale”. Si coglie anche quanto, quello che è diverso, sia ritenuto “indegno” quindi non meritevole di essere considerato.  L’aspetto più preoccupante di questa affermazione è l’esplicito “augurio di morte” rivolto alle persone omosessuali. Atteggiamenti così estremi possono talvolta preludere ad atteggiamenti di aggressione vera e propria (ben più grave che disapprovare verbalmente). Non è raro infatti che persone omosessuali vengano aggredite e picchiate a causa del loro orientamento sessuale. In passato sono noti i casi di aggressioni anche gravi, talvolta conclusi con la morte  (vedi fatti di Roma). Inoltre succede spesso che la persona omosessuale che è stata picchiata, eviti di denunciare l’aggressione perché teme, con la denuncia, di rivelare la propria  omosessualità (outing); quindi tende a subire in silenzio oppure tende a dichiarare talvolta di aver subito un’aggressione in un contesto diverso (inventato) esempio rapina.

 

1.19 “contro natura”

Ancora oggi si sente parlare di “contro natura” in contrapposizione a “secondo natura”, come se esistesse una natura uguale per tutti, che vede il rapporto uomo e donna come unico modo di creare una relazione affettiva e sentimentale. In realtà il concetto di natura è molto personale e varia da persona a persona.  L’utilizzo della formula “contro natura” è stato uno dei tanti modi per giustificare la  disapprovazione e la condanna dell’omosessualità nel tempo.

 

 

2) Hai mai parlato con qualcuno dell’argomento omosessualità?

 

            Femmine:                                    Maschi:                                    Totale:

            Si 59                                        Si 33                                        Si  92

            No 2                                         No 21                                       No 23

 

Questi risultati evidenziano quanto i maschi parlino meno di omosessualità delle femmine e questo è strettamente legato al fenomeno del “macismo” che prevede che il maschio “duro” non parli di “certe cose“.  In sostanza è come dire che, se si parla di una cosa, vuol dire che in qualche modo ci riguarda, il non parlarne è come dire che non ci riguarda. Il relazione a questo va considerato che, quando se ne parla, se ne parla male e questo è un altro modo per prendere le distanze e garantirsi rispetto alla propria eterosessualità. I dati evidenziano che le femmine hanno meno difficoltà ad ammettere di parlare di questo argomento.

 

 

3) In che occasione?

 

            Femmine:                                    Maschi:                                    Totale:

            In famiglia 21                                    In famiglia: 8                                    In famiglia: 29

            Tra amici: 55                                    Tra amici: 30                                    Tra amici: 85

            A scuola: 27                                    A scuola: 17                                    A scuola: 44

            Altrove: 6                                    Altrove: 6                                    Altrove: 6

 

 

La situazione in cui i ragazzi parlano di più di aspetti sessuali - quindi anche di omosessualità - è evidentemente con gli amici (85).

Risulta particolarmente interessante che sia in aumento il fatto che si parli di omosessualità in famiglia (29) il che indica forse una maggiore apertura verso l’argomento; non è rilevabile qui il “come se ne parla”, tuttavia rimane un dato significativo che ciò avvenga.

Anche la scuola inizia a fare la sua parte (44) il che evidenzia un miglioramento rispetto al passato.

E’ importante che la scuola affrontati con maggior frequenza questo argomento proprio perché può essere il luogo adatto dove fornire delle informazioni corrette.

E’ ovvio che le famiglie e il gruppo di amici “non possono” assicurare una “educazione corretta”  in questo senso, pertanto la scuola può essere l’unica occasione possibile per la funzione educativa e formativa che svolge oltre la didattica.

Anche rispetto a questa risposta, si coglie che le femmine sono più disposte a parlarne dei maschi.

 

 

4) Hai mai affrontato nel corso dell’anno scolastico il tema “omosessualità”?

 

            Femmine:                                    Maschi:                                    Totale:

            Si: 34                                       Si: 14                                       Si: 48

            No: 29                                      No: 42                                      No: 71

 

Come sopra si evidenzia che sono maggiori le situazioni in cui a scuola si parla di omosessualità rispetto al passato (48). Si riscontra nuovamente che le femmine parlano di più dell’argomento dei maschi.

 

 

5) Con quali connotazioni?

 

            Femmine:                                    Maschi:                                    Totale:

            Malattia: 12                                    Malattia: 11                                    Malattia: 23

            Peccato: 2                                    Peccato: 5                                    Peccato: 7

            Perversione: 12                                Perversione: 8                                    Perversione: 20

            Affettività: 38                                    Affettività: 6                                    Affettività: 44

 

E’ ancora significativa la percentuale di studenti che considera l’omosessualità una malattia (23) o una perversione (20) mentre per 7 è peccato, il tutto è un retaggio di una cultura difficile da correggere.

Gli studenti che riscontrano la componente affettiva sono 44 il che è un dato molto positivo; le femmine sono in numero considerevolmente maggiore rispetto ai maschi.

 

 

6) Parlarne ti provoca?

 

            Femmine:                                    Maschi:                                    Totale:

            Imbarazzo: 1                                    Imbarazzo: 1                                    Imbarazzo: 2

            Curiosità: 18                                    Curiosità: 1                                    Curiosità: 19

            Disgusto: 12                                    Disgusto: 27                                    Disgusto: 39

            Indifferenza: 38                                Indifferenza: 32                                Indifferenza: 70

 

I dati che di più emergono sono quelli legati all’indifferenza; se da un lato può almeno in parte evidenziare un atteggiamento di “naturalezza” rispetto all’argomento, dall‘altro è probabile che nasconda un imbarazzo o un fastidio che non viene riconosciuto dal ragazzo.

Il sentimento di disgusto è molto presente (in misura maggiore tra i maschi: 27 contro 12 delle femmine);  questo rivela quanto la nostra cultura tenda ad instillare un senso di rifiuto e fastidio che poi viene interiorizzato dai ragazzi in modo profonda e viscerale e che emerge attraverso il disgusto in contesti in cui si relazionano con delle persone omosessuali.

Interessante anche il numero di ragazze (18) che trovano curioso l’argomento a fronte di un solo maschio; sembra quasi che l’argomento omosessualità per un maschio non possa essere interessante.

 

 

7) Nella tua scuola quante volte senti parole per indicare gli omosessuali come “finocchio, frocio, Lesbicona, etc,?” dette in tono offensivo?

 

            Femmine:                                    Maschi                                     Totale:

            Spesso: 41                                    Spesso: 32                                    Spesso: 73

            Talvolta: 14                                    Talvolta: 20                                    Talvolta: 34

            Raramente: 8                                    Raramente: 3                                    Raramente: 11

            Mai -                                         Mai -                                         Mai: -

 

 

E’ preoccupante vedere quanto siano ancora utilizzate espressioni offensive e denigratorie nei confronti delle persone omosessuali in contesti come quello scolastico (73 spesso + 34 talvolta).

Si tratta di un fenomeno grave che rischia di produrre nei giovani omosessuali conseguenze pesanti. Va ricordato che, secondo i dati dell’organizzazione mondiale della sanità, la percentuale di suicidi o tentativi di suicidi tra gli adolescenti omosessuali è 3 volte superiore rispetto a quella dei ragazzi eterosessuali.

I fenomeni di bullismo, che si esprimono talvolta con l’accanimento di alcuni elementi del gruppo verso i più “deboli” ed isolati (omosessuali ma anche portatori di altre differenze), sono fenomeni pericolosi perchè favoriscono l’emarginazione e, ancora peggio, l’auto emarginazione.

In sostanza il ragazzo omosessuale, per paura del rifiuto, può chiudersi, evitare di uscire, non rivelarsi, censurarsi e, in taluni casi, rinunciare a frequentare il gruppo per paura. Inoltre questi atteggiamenti alla lunga rischiano di compromettere il senso di autostima del ragazzo o della ragazza omosessuale che si sente giudicato, disapprovato quindi non accettato

 

 

8) Da chi le hai sentite pronunciare?

 

            Femmine:                                    Maschi                                     Totale:

            Studenti: 65                                    Studenti: 54                                    Studenti: 119

            Insegnanti: 1                                    Insegnanti: 0                                    Insegnanti: 1

            Bidelli: 5                                    Bidelli: 0                                    bidelli 5

 

Si evidenzia l’alto numero di studenti (119) che hanno sentito l’uso di offese da parte di studenti. .

E’ grave che sia stato riferito che insegnanti e bidelli abbiano utilizzato parole offensive e questo rende chiaro quanto sia diffusa l’abitudine di offendere il diverso.

 

 

9) Dove le hai sentite pronunciare?

 

            Femmine:                                    Maschi:                                    Totale:

            In classe: 41                                    In classe: 36                                    In classe: 77

            In corridoio; 46                                In corridoio; 39                                In corridoio: 85

            In bagno/spogliatoio: 14                        In bagno/spogliatoio: 32                        In bagno/spogliatoio: 46

            Sui mezzi pubblici: 41                   Sui mezzi pubblici: 36                   Sui mezzi pubblici: 77

 

Dai dati raccolti sembra che non ci sia distinzione tra le diverse aree legate alla scuola: in classe come in corridoio come nei bagni o addirittura sui mezzi pubblici.

Insomma il ragazzo omosessuale “non si salva” in nessun luogo e ogni contesto è spazio in cui può avvenire la discriminazione.

 

 

10) Le persone che vengono chiamate in questo modo trovano questi commenti:

 

            Femmine:                                    Maschi:                                    Totale:

            Molto offensivi: 28                   Molto offensivi: 13                   Molto offensivi: 41

            Abbastanza: 29                                Abbastanza: 20                                Abbastanza: 49

            Poco: 5                                     Poco: 9                                     Poco: 14

            Per niente offensivi: 2                     Per niente offensivi: 7                     Per niente offensivi: 9

 

Si rileva che 41 studenti trovano queste espressioni “molto offensive” e 49 “abbastanza offensive” e questo evidenzia che una certa sensibilità rispetto al fatto accaduto.

Colpisce anche che ancora molti ragazzi trovino “poco offensive” (14) o “per nulla offensive” (9) l’uso delle parole indicate; talvolta le offese vengono percepite come normali e legittime proprio perché parte delle abitudini e della cultura corrente.

La persona omosessuale che è stata ferita da offese e insulti pesanti, ricorda per molto tempo e forse per sempre quelle ferite. Inoltre offese pesanti umiliano la persona nel profondo e rischiano di intaccare il suo senso di autostima. Il processo di coming out (presa di coscienza ed accettazione della propria omosessualità), è lungo e difficile e può essere reso ancora più difficile o anche compromesso, se il ragazzo omosessuale si vede offeso e mortificato dai compagni del proprio gruppo. Inoltre può succedere che, all’interno di un gruppo in cui si parla male dell’omosessualità, un ragazzo o una ragazza omosessuale (magari non dichiarato/a) presente, possa subire in silenzio senza poter reagire o addirittura possa – per emulazione  e per ottenere l’approvazione e l’accettazione degli altri – assumere egli stesso atteggiamenti offensivi verso l’omosessualità il che diventa una pesante disapprovazione ed offesa verso sé stesso con effetti che si possono ben immaginare.

 

 

 

 

11) Qualcuno interviene  durante questi fatti?

 

            Femmine:                                    Maschi:                                    Totale:

            Sempre: 2                                    Sempre: 0                                    Sempre: 2

            Alcune volte: 37                    Alcune volte: 16                    Alcune volte: 53

            Mai: 29                                     Mai: 40                                     Mai: 69

 

Pur essendo un dato interessante rilevare che “alcune volte” (53) le persone intervengono, risulta un dato ancora preoccupante vedere che molte persone (69) non intervengono ed assumono un atteggiamento passivo rispetto all’accaduto. E’ come dire: “a me non riguarda quindi lascio perdere”.

 

 

12) Chi sono le persone che in genere intervengono?

 

            Femmine:                                    Maschi:                                     Totale:

            Studenti:  22                                    Studenti: 17                                     Studenti: 39

            Insegnanti: 36                                    Insegnanti: 23                                    Insegnanti: 59

            Bidelli: 3                                    Bidelli: 7                                    Bidelli: 10

 

Gli insegnanti in questo caso rappresentano le persone che maggiormente intervengono, seguiti dagli studenti e poi dai bidelli.

 

 

13) Ti è capitato di “dire la tua” quando hai assistito a questi fatti?

 

            Femmine:                                    Maschi:                                    Totali:

            Sempre: 7                                    Sempre: 5                                    Sempre: 12

            Il più delle volte: 9             Il più delle volte: 1                  Il più delle volte: 10

            Alcune volte: 34                    Alcune volte: 21                    Alcune volte: 55

            Mai: 11                                     Mai:28                                      Mai: 39

 

39 ragazzi e ragazze non intervengono mai, mentre 55 intervengono alcune volte e questo indica, come nel punto precedente, quanto vengano assunti atteggiamenti passivi, di indifferenza e presa di distanza.

 

 

14) Perché sei intervenuto o hai scelto di non intervenire?

 

            Maschi                                                             Femmine:

 

            Non intervengo per:                                       Non intervengo per:

            Disgusto                                                            Paura

            Per istinto                                                            Perché non mi riguarda

            Perchè lo prenderebbero in giro           

            Perché sono indifferente

            Non dobbiamo essere noi a dargli sicurezza

 

            Intervengo per:                                                      Intervengo per:

            Non sapeva difendersi                                              Perché a volte sono troppo pesanti

            Aiuto a non vergognarsi                                           Per dire che se sei gay è contro natura

            Perché amico                                                            Per confrontare le opinioni

            Per pena                                                            Perché troppo offensivi

                                                                                    Contro i pregiudizi

                                                                                    Non per difesa ma per parlare

 

In questa risposta, proprio perchè riguarda la possibilità di un intervento in prima persona, emerge in modo ancora più ampio quelle che sono le difficoltà e gli atteggiamenti dei ragazzi verso l’omosessualità.

Intervenire significa esporti in prima persona e mettersi in gioco e, così facendo, assumere una posizione ben precisa.

Di fronte a questa possibilità emergono difficoltà e atteggiamenti come “paure”, per cui talvolta prendere le distanze: “non mi riguarda”, ecc.

Chi interviene lo fa per difendere l’aggredito, perché amico o per pena oppure perché le offese sono giudicate troppo pesanti.

E’ evidente che vi è anche la paura che, il prendere una posizione di difesa, possa essere visto come essere troppo interessato, quindi come dire: “se difendi un gay forse sei un gay”.

 

 

 

15) Pensi che un/una ragazzo/a che è (o sembra) omosessuale si senta sicuro nella tua scuola?

 

            Femmine                                     Maschi                                     Totale:

            Si: 14                                       Si: 12                                       Si: 26

            No: 44                                      No: 38                                      No: 82

 

La percentuale di ragazzi che percepiscono la scuola come posto poco sicuro è molto alta (82); trovano che sia un luogo dove il diverso (l’omosessuale in questo caso), può essere aggredito senza che sia garantito e difeso. E’ chiaro che se la percezione è cosi diffusa, è normale che i ragazzi abbiano paura ad esposti e che non si sentano protetti.

 

 

16) Perchè?

 

            Femmine:                                    Maschi:

 

 

Elementi raccolti durante il dibattito dopo la compilazione delle schede:

 

Durante gli interventi fatti durante il dibattito, sono emersi degli aspetti che confermano quanto si rileva dalle schede con la differenza che taluni sono risultati essere più immediati e più carichi di slancio emotivo (talvolta forte). Alcuni toni sono stati dunque carichi di disprezzo, rabbia e fastidio oppure – in antitesi – presentati sotto forma di indifferenza. Sono state raccolte delle affermazioni emerse che rispecchiano in parte quanto rilevato sopra e di cui di seguito ne riportiamo alcune:

 

“Non hanno colpa perché sono nati così”

“Non deve esistere perché contro natura”

“Non ci dovrebbero essere offese di questo tipo”

“Tutti sono liberi di vivere la loro vita come vogliono”

“Sono persone umane anche loro e vanno capite per quello che sono non giudicandole”

“Diritto di vivere”

 

Questi interventi trovano alcuni elementi di accettazione, altri di difficoltà o rifiuto, altri riportano luoghi comuni (contro natura) ecc.

 

Nell’ambito di questi interventi è spiccato in modo particolare l’intervento “molto acceso” di un ragazzo di 20 anni che si è più o meno espresso in questo modo:

“Finocchio di merda, odio ogni persona omosessuale del cazzo in modo indescrivibile. Con tutta la figa che c’è avete bisogno di prenderlo in culo? Rovina del mondo, schifo. Gli saldo il buco del culo a quel bastardo“. Il commento di questo ragazzo si commenta da solo e non ci vuole molto per cogliere il fastidio, l’odio e il disagio che c’è alla base. Di fronte ad un intervento del genere (troppo “oltre” per essere soltanto un atteggiamento di non accettazione), si può ipotizzare che vi siano dei problemi nel ragazzo. In questa sede non è il caso di formulare ipotesi, tuttavia potrebbe auspicarsi un intervento nella classe in cui è inserito per vedere come fornirgli un aiuto.

 

Altro intervento che è spiccato:

“Persone che non capiscono molto sul sesso e sulla vita, penso che abbiano dei disturbi mentali; se Dio ha creato l’uomo e la donna, l’uomo ha una protuberanza e la donna ha un buco. Ci sarà un senso no?”

Questo intervento ricalca in parte alcuni aspetti già trattati; emergono in modo eclatanti due aspetti:

1) L’idea di uomo e donna creati per riprodurre: Aspetto che rientra in una cultura “familista” di un certo

tipo.

2) Il ridurre l’uomo a una “protuberanza” e la donna a un “buco”, evidenziando una considerazione molto riduttiva della persona confinata solo alla questione genitale.

 

 

Considerazioni finali

Ognuno dei vari punti sopra indicati richiederebbe un lungo approfondimento poiché ognuno  lascerebbe spazio ad aree molto vaste da approfondire. Rispetto a quanto già detto sopra, è necessario puntualizzare quanto, ascoltare gli interventi verbali dei ragazzi, si colgano di più gli aspetti emotivi legati alla rabbia, al fastidio, al disprezzo. Interessante anche notare come molti utilizzino una sorta di indifferenza che potrebbe sembrare una pacata accettazione, ma che in realtà nasconde probabilmente la difficoltà di confrontarsi con questa realtà.

Dei laboratori di approfondimento potrebbero essere auspicabili.