QUESTIONARIO
Gli studenti che hanno partecipato ai lavori sono
stati in totale 119: 54 ragazzi e 65 ragazze.
Dai risultati dei questionari e dagli interventi
durante il dibattito, sono emersi in modo chiaro quelli che sono gli
atteggiamenti più diffusi dei giovani verso l’omosessualità.
Oggi risulta una maggior apertura sull’argomento
rispetto al passato, anche se
permangono ancora molti atteggiamenti di discriminazione, fastidio ed
intolleranza verso l’omosessualità.
N.B.
Non è misurabile tutto quello che può essere il
significato del “taciuto”, ovvero ciò che non è stato detto in modo esplicito e
che può contenere elementi interessanti da considerare e da valutare.
Una possibile lettura di questo taciuto si può
ritrovare nella “indifferenza” espressa
in vario modo dai ragazzi e dalle ragazze in varie occasioni. Sarebbe
interessante effettuare dei laboratori con più incontri per far emergere e valutare ciò che non viene
detto e che rimane dunque nel silenzio.
Di
seguito vengono osservate le risposte dei ragazzi:
1) Definisci con parole tue il termine “omosessualità”
1.1 “L’omosessualità deve essere trattata dalle istituzioni e poi dalla
chiesa”..
Questo atteggiamento indica quanto ci sia la tendenza
a delegare a terzi (istituzioni-chiesa), la gestione e il controllo ed
eventualmente la “cura” di ciò che la singola persona non riesce ad affrontare.
E’ un modo per evitare la difficoltà e l’imbarazzo di
far fronte in modo diretto al contatto con la persona omosessuale entrando in
relazione con lei.
Questo atteggiamento si riscontra anche in molti
genitori quando, una volta appreso della omosessualità del figlio o della
figlia, anziché farvi fronte in prima persona entrando in relazione con lui-lei
su questo piano, si rivolgono alle istituzioni: esempio al medico allo
psicologo oppure al prete.
1.2 “disturbo personale per il quale l’omosessuale è portato a prenderlo
in culo, una sorta di disturbo psicologico - hanno un pensiero diverso“.
1.4 “Persone malate nel cervello che non hanno capito niente della vita.
1.8 “Non lo deve dimostrare - E’ una cosa oscena (malattia, peccato).
Si riscontra la tendenza a considerare
l’omosessualità come un disturbo o una malattia. Si tratta di un retaggio duro
da rimuovere; un tempo la stessa medicina considerava l’omosessualità una
malattia finché non è stata depennata in modo definitivo dall’elenco della
malattie riconosciute (1993).
In alcune di queste risposte si evidenzia soltanto
l’aspetto sessuale dell’omosessualità: il “prenderlo in culo”, escludendo e non considerando la sfera
relazionale ed affettiva.
Quest’ultimo è un atteggiamento che è abbastanza
diffuso, ovvero il ritenere che la relazione omosessuale sia solo fisica e
sessuale e non affettiva.
1.5 “Schifo solo a vederli - bisognerebbe isolarli - grave malattia
mentale.
1.20 “Non vorrei mai vederli….”
La risposta 1.5, oltre ad evidenziare l’aspetto della
malattia, evidenzia una sensazione di schifo e il desiderio di isolare gli
omosessuali, ovvero allontanarli. La sensazione di schifo rivela quanto sia radicato
nella nostra cultura il rifiuto del diverso al punto da manifestarsi come
sensazione forte (schifo-rigetto) quando ci si misura con la persona
omosessuale.
Il “bisognerebbe isolarli” e il “non vorrei mai
vederli” corrisponde alla tendenza a rimuovere tutto ciò che è considerato
fastidioso ed ingestibile allontanandolo da sé. Di solito viene rimosso quello
che la persona non sa gestire, quello da cui viene turba e disorienta.
1.3 “Modo di essere - amano persone dello stesso sesso e non si vergognano;
Alcuni parlano di amore…”
1.7 “Libero di fare sesso con chi vuole”
1.18 “Due persone dello stesso sesso che si voglio bene“.
Si riscontra un atteggiamento di accettazione e di
rispetto verso l’omosessualità.
Le risposte 1.3 e 1.18 sottolineano e riconoscono
anche l‘aspetto affettivo della relazione omosessuale.
E’ importante puntare ad ottenere questo
atteggiamento da parte di tutti quanti affinché tutte le persone (o il maggior
numero possibile) arrivino a riconoscere alle relazioni omosessuali, la stessa
dignità e lo stesso valore che vengono per cultura riconosciute alle relazioni
eterosessuali.
1.21 “Atteggiamento affettivo verso stesso sesso - si amano - froci”
Questa risposta evidenzia un atteggiamento di
riconoscimento della sfera affettiva: “atteggiamento affettivo…” e “si amano”
(come punto sopra), tuttavia l’utilizzo della parola “froci” lascia supporre
che vi possa essere anche una sorta di disprezzo.
In sostanza da un lato si coglie un atteggiamento
accettante, dall‘altro sembra si colga un atteggiamento di disprezzo. Questo atteggiamento ambivalente è spesso
presente anche tra le persone omosessuali
laddove esiste un conflitto tra il desiderio e il
bisogno di viversi come omosessuale e una forma di
omofobia interiorizzata (avversione e rifiuto della
propria omosessualità) frutto di una educazione e di una cultura di un certo
tipo. Per quanto riguarda questa risposta, bisognerebbe valutare il significato
che ha la parola “frocio” per il ragazzo che l’ha usata; potrebbe essere che
per lui sia un sinonimo di omosessuale e che non conosca la connotazione di
insulto che può avere. A questo proposito si sottolinea quanto sia importante
creare anche una “cultura del linguaggio” proprio perché al linguaggio
corrisponde un atteggiamento interiore e, conseguentemente, delle azioni.
1.6 “Se segue la sua scelta per andar con i maschi non fa per me, non
sono per lui - non so cosa pensano”
1.11 “Parlando di questo non c’è mai un posto sicuro”
Si coglie quanto spesso i ragazzi prendano le
distanze: “non fa per me…” oppure puntualizzano: “si si ma io sono etero…” come
per timore di essere “contagiati” o scambiati per omosessuali se non affermato
la loro eterosessualità. Inoltre si osserva quanto l’omosessualità sia vissuta
come “minacciosa”, tanto da avvertire la mancanza del “posto sicuro”. I ragazzi
spesso si sentono sicuri quando ritengono che l’omosessualità non sia presente
tra loro, si sentono rassicurati dal fatto di presumere di riconoscerla per
isolare la persona omosessuale da cui potrebbero essere minacciati. Risultano disarmati quando si accorgono che
la persona omosessuale possa essere vicina a loro e non immediatamente
riconoscibile. Il “non so cosa pensano” lascia intendere quanto possano
preoccupare un ragazzo i pensieri o i desideri di un coetaneo omosessuale; come
dire: “se so cosa pensa e cosa prova lo “controllo”, ma se non lo so cosa mi
succede?”
1.12 “Morti ai rottinculo sono dell’altra sponda, persona indegna (io
sono a posto).
Anche in questo caso si coglie la tendenza a
dichiarare il proprio “essere a posto”, come dire “io sono eterosessuale”. Si
coglie anche quanto, quello che è diverso, sia ritenuto “indegno” quindi non
meritevole di essere considerato.
L’aspetto più preoccupante di questa affermazione è l’esplicito “augurio
di morte” rivolto alle persone omosessuali. Atteggiamenti così estremi possono
talvolta preludere ad atteggiamenti di aggressione vera e propria (ben più
grave che disapprovare verbalmente). Non è raro infatti che persone omosessuali
vengano aggredite e picchiate a causa del loro orientamento sessuale. In
passato sono noti i casi di aggressioni anche gravi, talvolta conclusi con la
morte (vedi fatti di Roma). Inoltre
succede spesso che la persona omosessuale che è stata picchiata, eviti di
denunciare l’aggressione perché teme, con la denuncia, di rivelare la
propria omosessualità (outing); quindi
tende a subire in silenzio oppure tende a dichiarare talvolta di aver subito
un’aggressione in un contesto diverso (inventato) esempio rapina.
1.19 “contro natura”
Ancora oggi si sente parlare di “contro natura” in
contrapposizione a “secondo natura”, come se esistesse una natura uguale per
tutti, che vede il rapporto uomo e donna come unico modo di creare una
relazione affettiva e sentimentale. In realtà il concetto di natura è molto
personale e varia da persona a persona.
L’utilizzo della formula “contro natura” è stato uno dei tanti modi per
giustificare la disapprovazione e la
condanna dell’omosessualità nel tempo.
2) Hai mai parlato con qualcuno dell’argomento omosessualità?
Femmine: Maschi: Totale:
Si 59 Si 33 Si
92
No 2 No 21 No 23
Questi risultati evidenziano quanto i maschi parlino
meno di omosessualità delle femmine e questo è strettamente legato al fenomeno
del “macismo” che prevede che il maschio “duro” non parli di “certe cose“. In sostanza è come dire che, se si parla di
una cosa, vuol dire che in qualche modo ci riguarda, il non parlarne è come
dire che non ci riguarda. Il relazione a questo va considerato che, quando se
ne parla, se ne parla male e questo è un altro modo per prendere le distanze e
garantirsi rispetto alla propria eterosessualità. I dati evidenziano che le
femmine hanno meno difficoltà ad ammettere di parlare di questo argomento.
3) In che occasione?
Femmine: Maschi: Totale:
In famiglia 21 In famiglia: 8 In famiglia: 29
Tra amici: 55 Tra
amici: 30 Tra amici: 85
A scuola: 27 A
scuola: 17 A scuola: 44
Altrove: 6 Altrove:
6 Altrove: 6
La situazione in cui i ragazzi parlano di più di aspetti
sessuali - quindi anche di omosessualità - è evidentemente con gli amici (85).
Risulta particolarmente interessante che sia in
aumento il fatto che si parli di omosessualità in famiglia (29) il che indica
forse una maggiore apertura verso l’argomento; non è rilevabile qui il “come se
ne parla”, tuttavia rimane un dato significativo che ciò avvenga.
Anche la scuola inizia a fare la sua parte (44) il
che evidenzia un miglioramento rispetto al passato.
E’ importante che la scuola affrontati con maggior frequenza
questo argomento proprio perché può essere il luogo adatto dove fornire delle
informazioni corrette.
E’ ovvio che le famiglie e il gruppo di amici “non
possono” assicurare una “educazione corretta”
in questo senso, pertanto la scuola può essere l’unica occasione
possibile per la funzione educativa e formativa che svolge oltre la
didattica.
Anche rispetto a questa risposta, si coglie che le
femmine sono più disposte a parlarne dei maschi.
4) Hai mai affrontato nel corso dell’anno scolastico il tema
“omosessualità”?
Femmine: Maschi: Totale:
Si: 34 Si: 14 Si: 48
No: 29 No: 42 No: 71
Come sopra si evidenzia che sono maggiori le
situazioni in cui a scuola si parla di omosessualità rispetto al passato (48).
Si riscontra nuovamente che le femmine parlano di più dell’argomento dei
maschi.
5) Con quali connotazioni?
Femmine: Maschi: Totale:
Malattia: 12 Malattia:
11 Malattia: 23
Peccato: 2 Peccato:
5 Peccato: 7
Perversione: 12 Perversione: 8 Perversione: 20
Affettività: 38 Affettività: 6 Affettività: 44
E’ ancora significativa la percentuale di studenti
che considera l’omosessualità una malattia (23) o una perversione (20) mentre
per 7 è peccato, il tutto è un retaggio di una cultura difficile da correggere.
Gli studenti che riscontrano la componente affettiva
sono 44 il che è un dato molto positivo; le femmine sono in numero
considerevolmente maggiore rispetto ai maschi.
6) Parlarne ti provoca?
Femmine: Maschi: Totale:
Imbarazzo: 1 Imbarazzo:
1 Imbarazzo: 2
Curiosità: 18 Curiosità:
1 Curiosità: 19
Disgusto: 12 Disgusto:
27 Disgusto: 39
Indifferenza: 38 Indifferenza: 32 Indifferenza: 70
I dati che di più emergono sono quelli legati
all’indifferenza; se da un lato può almeno in parte evidenziare un
atteggiamento di “naturalezza” rispetto all’argomento, dall‘altro è probabile
che nasconda un imbarazzo o un fastidio che non viene riconosciuto dal ragazzo.
Il sentimento di disgusto è molto presente (in misura
maggiore tra i maschi: 27 contro 12 delle femmine); questo rivela quanto la nostra cultura tenda ad instillare un
senso di rifiuto e fastidio che poi viene interiorizzato dai ragazzi in modo
profonda e viscerale e che emerge attraverso il disgusto in contesti in cui si
relazionano con delle persone omosessuali.
Interessante anche il numero di ragazze (18) che
trovano curioso l’argomento a fronte di un solo maschio; sembra quasi che
l’argomento omosessualità per un maschio non possa essere interessante.
7) Nella tua scuola quante volte senti parole per indicare gli
omosessuali come “finocchio, frocio, Lesbicona, etc,?” dette in tono offensivo?
Femmine: Maschi Totale:
Spesso: 41 Spesso:
32 Spesso: 73
Talvolta: 14 Talvolta:
20 Talvolta: 34
Raramente: 8 Raramente:
3 Raramente: 11
Mai - Mai - Mai: -
E’ preoccupante vedere quanto siano ancora utilizzate
espressioni offensive e denigratorie nei confronti delle persone omosessuali in
contesti come quello scolastico (73 spesso + 34 talvolta).
Si tratta di un fenomeno grave che rischia di
produrre nei giovani omosessuali conseguenze pesanti. Va ricordato che, secondo
i dati dell’organizzazione mondiale della sanità, la percentuale di suicidi o
tentativi di suicidi tra gli adolescenti omosessuali è 3 volte superiore
rispetto a quella dei ragazzi eterosessuali.
I fenomeni di bullismo, che si esprimono talvolta con
l’accanimento di alcuni elementi del gruppo verso i più “deboli” ed isolati
(omosessuali ma anche portatori di altre differenze), sono fenomeni pericolosi
perchè favoriscono l’emarginazione e, ancora peggio, l’auto emarginazione.
In sostanza il ragazzo omosessuale, per paura del
rifiuto, può chiudersi, evitare di uscire, non rivelarsi, censurarsi e, in
taluni casi, rinunciare a frequentare il gruppo per paura. Inoltre questi
atteggiamenti alla lunga rischiano di compromettere il senso di autostima del
ragazzo o della ragazza omosessuale che si sente giudicato, disapprovato quindi
non accettato
8) Da chi le hai sentite pronunciare?
Femmine: Maschi Totale:
Studenti: 65 Studenti:
54 Studenti: 119
Insegnanti: 1 Insegnanti:
0 Insegnanti: 1
Bidelli: 5 Bidelli:
0 bidelli 5
Si evidenzia l’alto numero di studenti (119) che
hanno sentito l’uso di offese da parte di studenti. .
E’ grave che sia stato riferito che insegnanti e
bidelli abbiano utilizzato parole offensive e questo rende chiaro quanto sia
diffusa l’abitudine di offendere il diverso.
9) Dove le hai sentite pronunciare?
Femmine: Maschi: Totale:
In classe: 41 In
classe: 36 In
classe: 77
In corridoio; 46 In corridoio; 39 In corridoio: 85
In bagno/spogliatoio: 14 In bagno/spogliatoio: 32 In bagno/spogliatoio: 46
Sui mezzi pubblici: 41 Sui
mezzi pubblici: 36 Sui mezzi pubblici: 77
Dai dati raccolti sembra che non ci sia distinzione
tra le diverse aree legate alla scuola: in classe come in corridoio come nei
bagni o addirittura sui mezzi pubblici.
Insomma il ragazzo omosessuale “non si salva” in
nessun luogo e ogni contesto è spazio in cui può avvenire la discriminazione.
10) Le persone che vengono chiamate in questo modo trovano questi
commenti:
Femmine: Maschi: Totale:
Molto offensivi: 28 Molto
offensivi: 13 Molto offensivi: 41
Abbastanza: 29 Abbastanza: 20 Abbastanza: 49
Poco: 5 Poco: 9 Poco: 14
Per niente offensivi: 2 Per
niente offensivi: 7 Per niente offensivi: 9
Si rileva che 41 studenti trovano queste espressioni
“molto offensive” e 49 “abbastanza offensive” e questo evidenzia che una certa
sensibilità rispetto al fatto accaduto.
Colpisce anche che ancora molti ragazzi trovino “poco
offensive” (14) o “per nulla offensive” (9) l’uso delle parole indicate;
talvolta le offese vengono percepite come normali e legittime proprio perché
parte delle abitudini e della cultura corrente.
La persona omosessuale che è stata ferita da offese e
insulti pesanti, ricorda per molto tempo e forse per sempre quelle ferite.
Inoltre offese pesanti umiliano la persona nel profondo e rischiano di
intaccare il suo senso di autostima. Il processo di coming out (presa di
coscienza ed accettazione della propria omosessualità), è lungo e difficile e
può essere reso ancora più difficile o anche compromesso, se il ragazzo
omosessuale si vede offeso e mortificato dai compagni del proprio gruppo.
Inoltre può succedere che, all’interno di un gruppo in cui si parla male
dell’omosessualità, un ragazzo o una ragazza omosessuale (magari non
dichiarato/a) presente, possa subire in silenzio senza poter reagire o
addirittura possa – per emulazione e
per ottenere l’approvazione e l’accettazione degli altri – assumere egli stesso
atteggiamenti offensivi verso l’omosessualità il che diventa una pesante
disapprovazione ed offesa verso sé stesso con effetti che si possono ben
immaginare.
11) Qualcuno interviene durante
questi fatti?
Femmine: Maschi: Totale:
Sempre: 2 Sempre:
0 Sempre: 2
Alcune volte: 37 Alcune
volte: 16 Alcune volte: 53
Mai: 29 Mai: 40 Mai: 69
Pur essendo un dato interessante rilevare che “alcune
volte” (53) le persone intervengono, risulta un dato ancora preoccupante vedere
che molte persone (69) non intervengono ed assumono un atteggiamento passivo
rispetto all’accaduto. E’ come dire: “a me non riguarda quindi lascio perdere”.
12) Chi sono le persone che in genere intervengono?
Femmine: Maschi: Totale:
Studenti: 22 Studenti: 17 Studenti:
39
Insegnanti: 36 Insegnanti: 23 Insegnanti: 59
Bidelli: 3 Bidelli:
7 Bidelli: 10
Gli insegnanti in questo caso rappresentano le
persone che maggiormente intervengono, seguiti dagli studenti e poi dai
bidelli.
13) Ti è capitato di “dire la tua” quando hai assistito a questi fatti?
Femmine: Maschi: Totali:
Sempre: 7 Sempre:
5 Sempre: 12
Il più delle volte: 9 Il più delle volte: 1 Il
più delle volte: 10
Alcune volte: 34 Alcune
volte: 21 Alcune volte: 55
Mai: 11 Mai:28 Mai: 39
39 ragazzi e ragazze non intervengono mai, mentre 55
intervengono alcune volte e questo indica, come nel punto precedente, quanto
vengano assunti atteggiamenti passivi, di indifferenza e presa di distanza.
14) Perché sei intervenuto o hai scelto di non intervenire?
Maschi Femmine:
Non intervengo per: Non intervengo per:
Disgusto Paura
Per istinto Perché non mi riguarda
Perchè lo prenderebbero in giro
Perché sono indifferente
Non dobbiamo essere noi a dargli
sicurezza
Intervengo per: Intervengo
per:
Non sapeva difendersi Perché a volte sono troppo pesanti
Aiuto a non vergognarsi Per dire che se sei gay è contro
natura
Perché amico Per confrontare le opinioni
Per pena Perché troppo offensivi
Contro i pregiudizi
Non per difesa ma per parlare
In questa risposta, proprio perchè riguarda la
possibilità di un intervento in prima persona, emerge in modo ancora più ampio
quelle che sono le difficoltà e gli atteggiamenti dei ragazzi verso
l’omosessualità.
Intervenire significa esporti in prima persona e
mettersi in gioco e, così facendo, assumere una posizione ben precisa.
Di fronte a questa possibilità emergono difficoltà e
atteggiamenti come “paure”, per cui talvolta prendere le distanze: “non mi
riguarda”, ecc.
Chi interviene lo fa per difendere l’aggredito,
perché amico o per pena oppure perché le offese sono giudicate troppo pesanti.
E’ evidente che vi è anche la paura che, il prendere
una posizione di difesa, possa essere visto come essere troppo interessato,
quindi come dire: “se difendi un gay forse sei un gay”.
15) Pensi che un/una ragazzo/a che è (o sembra) omosessuale si senta
sicuro nella tua scuola?
Femmine Maschi Totale:
Si: 14 Si: 12 Si: 26
No: 44 No: 38 No: 82
La percentuale di ragazzi che percepiscono la scuola
come posto poco sicuro è molto alta (82); trovano che sia un luogo dove il
diverso (l’omosessuale in questo caso), può essere aggredito senza che sia
garantito e difeso. E’ chiaro che se la percezione è cosi diffusa, è normale
che i ragazzi abbiano paura ad esposti e che non si sentano protetti.
16) Perchè?
Femmine: Maschi:
Elementi raccolti durante il dibattito dopo la compilazione delle
schede:
Durante gli interventi fatti durante il dibattito,
sono emersi degli aspetti che confermano quanto si rileva dalle schede con la
differenza che taluni sono risultati essere più immediati e più carichi di
slancio emotivo (talvolta forte). Alcuni toni sono stati dunque carichi di
disprezzo, rabbia e fastidio oppure – in antitesi – presentati sotto forma di
indifferenza. Sono state raccolte delle affermazioni emerse che rispecchiano in
parte quanto rilevato sopra e di cui di seguito ne riportiamo alcune:
“Non hanno colpa perché sono nati così”
“Non deve esistere perché contro
natura”
“Non ci dovrebbero essere offese di
questo tipo”
“Tutti sono liberi di vivere la loro
vita come vogliono”
“Sono persone umane anche loro e vanno
capite per quello che sono non giudicandole”
“Diritto di vivere”
Questi interventi trovano alcuni elementi di
accettazione, altri di difficoltà o rifiuto, altri riportano luoghi comuni
(contro natura) ecc.
Nell’ambito di questi interventi è spiccato in modo
particolare l’intervento “molto acceso” di un ragazzo di 20 anni che si è più o
meno espresso in questo modo:
“Finocchio di merda, odio ogni persona omosessuale
del cazzo in modo indescrivibile. Con tutta la figa che c’è avete bisogno di
prenderlo in culo? Rovina del mondo, schifo. Gli saldo il buco del culo a quel
bastardo“. Il commento di questo ragazzo si commenta da solo e non ci vuole
molto per cogliere il fastidio, l’odio e il disagio che c’è alla base. Di
fronte ad un intervento del genere (troppo “oltre” per essere soltanto un
atteggiamento di non accettazione), si può ipotizzare che vi siano dei problemi
nel ragazzo. In questa sede non è il caso di formulare ipotesi, tuttavia
potrebbe auspicarsi un intervento nella classe in cui è inserito per vedere come
fornirgli un aiuto.
Altro intervento che è spiccato:
“Persone che non capiscono molto sul sesso e sulla
vita, penso che abbiano dei disturbi mentali; se Dio ha creato l’uomo e la
donna, l’uomo ha una protuberanza e la donna ha un buco. Ci sarà un senso no?”
Questo intervento ricalca in parte alcuni aspetti già
trattati; emergono in modo eclatanti due aspetti:
1) L’idea di uomo e donna creati per riprodurre:
Aspetto che rientra in una cultura “familista” di un certo
tipo.
2) Il ridurre l’uomo a una “protuberanza” e la donna
a un “buco”, evidenziando una considerazione molto riduttiva della persona
confinata solo alla questione genitale.
Considerazioni finali
Ognuno dei vari punti sopra indicati richiederebbe un
lungo approfondimento poiché ognuno
lascerebbe spazio ad aree molto vaste da approfondire. Rispetto a quanto
già detto sopra, è necessario puntualizzare quanto, ascoltare gli interventi
verbali dei ragazzi, si colgano di più gli aspetti emotivi legati alla rabbia,
al fastidio, al disprezzo. Interessante anche notare come molti utilizzino una
sorta di indifferenza che potrebbe sembrare una pacata accettazione, ma che in
realtà nasconde probabilmente la difficoltà di confrontarsi con questa realtà.
Dei laboratori di approfondimento potrebbero essere auspicabili.