Le attività dell' AGeDO
 
 
La funzione primaria dell'AGeDO  è quella di cercare di aiutare le famiglie in cui si è affacciata l'omosessualità di un figlio, di una figlia o anche di un amico o di un parente. 
Le sedi di Palermo e di Firenze "godono" della presenza di una coppia di genitori, quindi finalmente anche i padri si interessano al benessere dei figli, seppur relativamente ad una tematica tanto particolare e tanto difficile da comprendere. Nelle altre sedi si occupano del "telefono amico" solo alcune madri. A Milano, specificamente, siamo un gruppo di madri che si alternano ogni giovedì pomeriggio. Purtroppo non ci è stata più data la possibilità di usufruire del telefono di Babilonia dove giungeva la massima parte di telefonate, essendo presente, per due giornate lavorative, la signora Maro Melissari e dove venivano dirette le telefonate quando in Tv veniva messo in sovrimpressione il nostro numero. 
Oltre a questa importantissima attività, l'AGeDO si sta rivolgendo anche alla scuola e ai politici perché accolgano, fra le mozioni in parlamento, anche quelle delle persone omosessuali e delle loro famiglie. Ricordiamoci che se gli  omosessuali sono il 5 o il 7% della popolazione (alcuni stimano anche il 10%), noi genitori siamo il doppio! E i parenti? E' una popolazione molto numerosa (che peraltro i politici saggi dovrebbero prendere in considerazione) eppure qui, in Italia, sembra che le persone omosessuali non abbiano famiglia, che siano orfani! 
(Fra parentesi vorrei dire che fino a che tutti noi genitori non acquisiamo il coraggio di "venire fuori", come tanto viene predicato ai figli, il resto della società avrà la forza del becero perbenismo di contrastare la libertà ed il diritto di esistere dei propri figli. E non dimentichiamo che fra questi genitori che gettano la pietra, non sono pochi quelli che non sanno di avere un figlio o una figlia omosessuali!) 
Naturalmente la colpa è anche un po’ dei figli che continuano a mostrarsi per quello che non sono, alimentando così questo circolo vizioso per cui il genitore non sa nulla e non considera il discorso sull'omosessualità una problematica che gli compete: è sicuramente di qualcun altro, poveretto, ed egoisticamente allontana da sé il problema, anzi, non lo prende neppure in considerazione, visto che non "vale neppure la pena di muoversi per una situazione che non ha una grande rilevanza". Questo genitore "assente" non è colpevole perché gli è sempre stato insegnato a neppure  pronunciare la parola "omosessualità", baratro in cui confluiscono le più vergognose contumelie: devono ancora imparare a mettere in dubbio quello che è la base della loro sicurezza, i pregiudizi sulle persone omosessuali, che in fondo li ha fatti vivere per tanti anni senza troppo pensare. Nessuno ha loro mai detto che nella casistica umana un figlio o una figlia omosessuale potrebbe far parte della propria famiglia! Ed ora che l'hanno, non lo riconoscono perché non hanno ancora fatto quella famosa operazione di rivedere le proprie credenze visto che non coincidono con i comportamenti del loro figlio o della loro figlia. Ma è un processo faticoso e difficile perché ci sono troppe forze che stanno remando contro! E queste forze sanno che se questo processo si avvierà - come si sta già avviando - molta parte del proprio potere svanirà. 
Ecco dunque come è importante il fatto che l'omosessualità entri nelle case, nelle scuole, alla televisione, perché la si conosca, ma soprattutto la si riconosca in chi si ama per potergli voler bene per "chi" veramente è, con i pregi ed i difetti che ha sempre avuto, lodandolo o biasimandolo come succede in ogni famiglia, ma mai per il suo essere omosessuale. 
Come raggiungere questo scopo se non attraverso le nuove leve, i futuri uomini, coloro che, se non corretti, passeranno ai figli le loro vecchie credenze? 

Paola Dall'Orto   
Presidente AGeDO