Piccoli Gay Crescono
apparso su "La mia Città" di Pescara - novembre 2003

di Claudia Toscano

Vediamo come procede lo sviluppo di un bambino che già dall' infanzia intuisce che nella sua psiche c'è qualcosa di diverso. Io sto tracciando l' identikit di un tipo di bambino, maschio perché di femmine ho meno esperienza, ma sia chiaro che non sto dando dei canoni, i casi possono essere i piu' diversi e molto piu' complicati e sfumati, sto solo delineando come potrebbe vivere serenamente l' infanzia e adolescenza una persona che ad un certo punto si accorge di essere molto diversa dalle altre.
Di supporti pedagogici psicofisici ce ne sono a montagne in circolazione, sappiamo tutto su come allevare un bimbo con le gambe, i piedi ed i denti perfetti, i mezzi correttivi di ogni parte del corpo abbondano, ma chi ci dice come dobbiamo comportarci se nostro figlio vuole mettersi i vestiti della mamma o giocare alle bambole, se nostra figlia vuole fare il maschiaccio? Nessun dottor Spock se ne è mai occupato, se non altro per tranquillizzarci dicendoci che la cosa non ha importanza, che col tempo i gusti possono cambiare. In effetti è così, nessuno di questi segnali è determinante, ma è appunto un segnale, che puo' avere nel tempo conferme o smentite. Che fanno i genitori ideali in questi casi? Osservano e intanto si informano. Così scoprono che l' omosessualità non è una patologia né fisica né psichica – lo ha affermato da 10 anni l'Organizzazione Mondiale della Sanità - quindi non curabile nè dai medici, nè dagli psichiatri, è un modo di essere, una variante involontaria della natura umana, le cui cause sono fino ad oggi misteriose.
Non mi soffermo sulle varie ipotesi, ma una cosa deve essere chiara: non è una scelta, è una sensazione (istinto) che l'adolescente scopre in sé con molto disappunto, addirittura con terrore, a seconda del grado di pregiudizio socio-ambientale che lo circonda. E' un ospite indesiderato nel proprio corpo, il primo ad esserne sconvolto è il padrone di quel corpo. Che pesci pigliare? Confidarsi con qualcuno o reprimersi, combattere con se stessi? E' l'inizio di un tormento, di un periodo di solitudine terribile, proprio nell' età difficile. Che fare per aiutarli? Due genitori ideali, attenti allo sviluppo e all'educazione, dovrebbero accorgersi che il loro figlio o figlia ha un cruccio nascosto, sospettare la verità e farsela dire, rassicurare il ragazzo o la ragazza che il loro amore li accompagnerà e sosterrà sempre e comunque. Con l' aiuto di uno psicologo, se serve.
Facile a dirsi. In realtà l' adolescente omosessuale fa da solo il suo cammino di accettazione interiore, che dura anni, periodo in cui non lascia trapelare nulla, anzi si presta ad alimentare equivoci sentimentali, dando a credere, dentro e fuori casa, che con quella tale persona dell' altro sesso c'è del tenero, come qualcuno insinua. Così è successo a me, che nulla sospettavo, finchè mio figlio non fece la sua fatale dichiarazione, molto presto, a 17 anni, dopo 3 anni di tormentosa e solitaria riflessione. La sua strada imboccò la discesa, suo padre ed io cominciammo il nostro cammino in salita, per smontare i nostri pregiudizi, per eliminare la nostra grandissima ignoranza. Ora sono pronta per aiutare gli altri e continuo ad imparare. Non mi sono ancora presentata: da quando sono un' insegnante in pensione, lavoro in un' associazione nazionale che aiuta i genitori di omosessuali ed i loro figli a capirsi (AGeDO - Associazione di genitori, parenti e amici di omosessuali). Il lavoro è tantissimo: rispondiamo alle richieste di aiuto che ci arrivano per e-mail o per telefono e prendiamo tante altre iniziative. Così ho imparato tante cose e mi sono resa conto che quello che ho descritto è uno dei percorsi possibili, ma le varianti sono infinite: ci sono tante persone che arrivano molto tardi (25-30 anni) alla scoperta della loro identità sessuale, c'è chi si accetta abbastanza presto, chi invece non vuole appurarlo e preferisce restare nel dubbio, chi l'ha detto in famiglia e gli è andata male, chi sceglie di fare la sua vita tenendo all' oscuro di tutto i famigliari, che forse capiscono e fanno finta di niente, forse non osano domandare o non vogliono sapere. Un bel campionario di tipi umani, insomma. Ma il problema dei rapporti con la famiglia resta il nodo centrale.
Chiudo raccontandovi di un quesito originale che mi è stato posto poco fa da un ragazzo gay di 35 anni, da molto tempo in coppia stabile, felice ed accettato in famiglia, cosa rara. Di che consiglio puo' aver bisogno uno così fortunato? Eccolo: il nipotino di 6 anni gli chiede spesso che ruolo ha quel giovane che gli sta accanto. Cosa ho risposto? Semplice: dire la verità, con pudore e cautela. Ho aggiunto la raccomandazione di impegnare il piccolo a non strombazzarla in giro, questa verità, perché il mondo non è pronto per capirla, ma non so se ho fatto bene. Se a scuola, fra gli altri bambini forniti di fidanzate di papà e fidanzati di mamma di cui parlano con disinvoltura, il piccolo se ne uscisse col nominare il fidanzato dello zio, e nessuno facesse una piega, sì che sarebbe bello il mondo! Prima o poi ci arriveremo, come in Danimarca, in Olanda ecc., dove il mondo va avanti lo stesso, le coppie eterosessuali si sposano e fanno figli, senza sentirsi minacciate dalla minoranza di diversi che vuole solo vivere in pace