Gent.ma Sig.ra Claudia Toscano,
in riferimento al Suo articolo “Piccoli gay crescono”, pubblicato sul numero di dicembre 2003 di “La mia città”, Le pongo questa domanda: e se non fosse come dice Lei? E se non fosse vero quello che la cultura imperante ci sta propinando, che “l'omosessualità è un modo di essere, una variante involontaria della natura umana, non è una patologia nè fisica nè psichica”? Dalle Sue parole deduco che per Lei si nasce così. Questo Suo intervento rientra nel bombardamento quotidiano a cui siamo sottoposti dalle prime pagine dei giornali, dal cinema, dai talk-show televisivi, dagli spot pubblicitari, dagli opinion-leader ed in mille altre occasioni. Se invece ascoltassimo cosa dicono gli psicologi scopriremmo che “l'omosessualità è un problema dello sviluppo, quasi sempre il risultato di rapporti familiari problematici, in particolare tra padre e figlio. Quando il rapporto con il padre è fallimentare, il ragazzo non riesce ad interiorizzare completamente l'identità sessuale maschile e diventa omosessuale” (tratto da “Omosessualità maschile: un nuovo approccio” di J.Nicolosi; Sugarco Edizioni, ove tale concetto è ampiamente spiegato e documentato).
Sull' importanza di aiutare la persona omosessuale siamo tutti d'accordo, proprio per questo occorre fare chiarezza e non creare confusione e menzogna.
Fabrizio D.
Caro Fabrizio D,
Grazie per lo spunto che mi offre di fare chiarezza, in tanta confusione e ignoranza, da cui puo' nascere la men- zogna, ma partiamo dal presupposto che almeno Lei ed io siamo in buona fede. Cercherò di piazzare qualche bomba “intelligente” in mezzo al bombardamento indiscriminato, che in verità investe il sesso in generale più che l'omosessualità. Si sa cosa diventa l'informazione attraverso i media, ne convengo, solo che sull' omo- sessualità è puntata una certa contraerea, di corta gittata, di cui il Suo Nicolosi é uomo di punta .
Vediamo, su questo fenomeno, l'evoluzione delle teorie dal punto di vista clinico. Per i DSM (Manuale Dia- gnostico e Statistico delle Malattie Mentali) queste sono state le definizioni dell' omosessualità:
DSM I, 1952 : disturbi sociopatici della personalità
DSM II, 1968 : deviazione sessuale, assieme alle perversioni
DSM III, 1974 : non è piu' considerata una patologia. Rimane contemplata l'omosessualità “egodistonica”, cioè “non in armonia con le strutture psichiche”, che nella revisione di questo DSM nel 1987, viene derubricata a disturbo provocato dall' “interiorizzazione dell'ostilità sociale”. Infine, dopo una sperimentazione altamente scientifica durata piu' di 10 anni su 100 soggetti, 50 eterosessuali e 50 omosessuali, ai quali furono somministrati test di tutti i tipi, si constatò che i comportamenti psichici dei due gruppi erano conformi e nessuna anomalia e tanto meno patologia era riscontrabile nei soggetti omosessuali. L' Organizzazione Mondiale della Sanità fece proprie queste conclusioni e nel 1993 depennò definitivamente l' omosessualità dal novero delle patologie o dei disagi psichici, proprio con le parole da me riportate e da Lei virgolettate.
E se non fosse vero? Se il fior fiore mondiale di psicologi e psichiatri avesse preso una cantonata,dopo 30 anni di studi? Nicolosi la pensa così, ma chi è lui? Freud? Non proprio, si rifà a un filone di teorie altrui che ha ripreso un po' di quota, perché piace a qualcuno…Di suo ci mette la propria personalità e lo zelo ad inculcare nei pazienti la sua visione salvifica del mondo, volutamente disprezzando le regole di imparzialità ed equidistanza morale che gli psicoterapeuti si sono dati. Ecco le sue idee: la virilità intesa come forza, competizione, aggressività, autorevolezza. La donna per lui conta poco come madre-educatrice, nulla né come collega (una donna non puo' attuare la sua terapia) nè come paziente (niente lesbiche). Conta molto invece il padre, che se non è presente ed autorevole, il guaio è fatto. Meglio orfani, si rischia meno. Ma c'è rimedio: arriva lui col suo bagaglio di virtù virili, incoraggia sani rapporti di amicizia non erotica, fa fare pace col padre. Questa è la “terapia ricostituiva”, che porta alla “conversione all'eterosessualità” in 4-5 anni, anche con l' aiuto morale (ed economico, come sempre) di una famiglia di sani principi, che spera di sottrarre un figlio debole all'inferno di questa condizione, invece di pensare tutti insieme a come abolirlo, questo inferno millenario fatto di roghi, superstizioni, torture. Sempre meglio delle cure del passato, dalla lobotomia alle droghe, ma è sempre violenza, con tanto di ricatto morale. Tutta qui la terapia, sembra piuttosto un film con John Wayne.
Ma l'autore stesso ammette di ottenere piu' “miglioramenti” che “guarigioni”. Che significa? Che si diventa meno omosessuali e un po' bisessuali? Bel risultato! Se poi si “guarisce”, per me la spiegazione è una sola, come per i miracoli: non si era veramente “malati”, si accusava solo malessere e confusione. Infine il teorema di Nicolosi si basa su un principio superato dalla moderna psicologia: che la personalità dei genitori influenzi l'orientamento sessuale dei figli. Ormai le madri arpie e i padri scamorze sono stati assolti. Ne sono la prova tante famiglie disastrate, con figli tutti eterosessuali di pessimi padri, accanto a famiglie tradizionali, con padri nicolosianamente perfetti, da cui scappa fuori il figlio omosessuale. Di chi é “colpa” allora? Mistero, ma in attesa di chiarirlo, non pretendiamo di manipolarli con ricette assurde per farli diventare (o sembrare) come noi.
Dunque il nostro autore è proprio una voce fuori del coro: non segue le regole dell'OMS e della sua professione, si sceglie i pazienti adatti a dimostrare le sue tesi e li influenza, vende illusioni creando nuove infelicità. Ma non è un solista, solo uno stonato, così la pensano molti suoi colleghi e gli omosessuali, i quali, forse, sono in grado di capire qualcosa di sé, visto che ufficialmente non sono più malati.
Quanto ad aiutarli, ripeto che la loro serenità dipende da noi: vogliono solo essere trattati come gli altri.