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Lettera di Laura Manfredi a Oreste Del Buono - La Stampa
Gent.mo sig. Del Buono,
Le chiedo anch'io un po' di spazio, per la prima volta, sulla sua rubrica.
Ho superato da poco i 50 anni, sono sposata da quasi 30, sono tuttora innamorata di mio marito e da lui, fortunatamente, ricambiata. I sentimenti di rispetto e di stima e il desiderio verso il proprio compagno dovrebbero essere, a mio avviso, gli unici veri collanti di un rapporto di coppia. Proprio questo forte convincimento mi porta ogni giorno di più ad interrogarmi sull'intolleranza e la discriminazione nei confronti delle coppie omosessuali, forse perchè ne conosco molte e tutte degne di stima. Perchè tanto accanimento verso i gay? Quanto peso hanno ancora oggi sulle nostre opinioni gli stereotipi con i quali siamo cresciuti sin da piccoli? È troppo pretendere che una società moderna si basi sul senso civico, sull'accettazione dell'altro e sul dialogo? E tra i compiti della Chiesa non dovrebbe esserci anche quello di insegnare il rispetto e l'accoglienza verso le diversità? Ultimamente invece è stato pubblicato sulla questione omosessuale un libro violentemente discriminatorio (don Teisa - "Le strade dell'amore") appoggiato e apprezzato dalle gerarchie ecclesiastiche: ignora volutamente le più moderne e conosciute ricerche scientifiche sul tema, definisce i gay narcisisti, superficiali, inaffidabili, infelici, piagnoni e con evidenti disturbi familiari. Con tutto rispetto per chi, in ambito cattolico, ha una visione più documentata, più serena e obiettiva, ritengo che un testo del genere possa contribuire a peggiorare lo stato delle cose soprattutto nei giovani gay di matrice cattolica e nelle loro famiglie oltre a convalidare sulla base del nulla teorie prepotentemente omofobiche.
Sono davvero sconcertata. Mi chiedo inoltre se questo gran parlare di sessualità per censurarla o indirizzarla verso un ordine precostituito (ce n'è una "giusta"? E ce lo insegna proprio chi non dovrebbe praticarla?) non mascheri in alcune persone una difficoltà più o meno inconscia nel vivere la propria. Io convivo benissimo con la mia eterosessualità e non mi permetto di condannare desideri e sentimenti altrui!
Sempre in merito alla questione omosessuale, Leonardo Zega su "La Stampa" del 28/11 scorso sottolinea che non c'è mai stata identificazione per la Chiesa tra omosessualità e pedofilia (altro pregiudizio ben radicato nell'opinione pubblica!) ma tace sul fatto che tale accostamento è avvenuto più volte, anche in tempi recentissimi (in pubbliche esternazioni di vescovi e prelati), tra l'indifferenza generale. Io credo che la società laica e quella cattolica non integralista dovrebbero invece avere obiettivi in buona misura condivisibili: così non è sul tema delle diversità legate all'identità sessuale. Sempre Zega ci parla, a ragione, della castità come scelta per i preti, etero o omo che siano. Si dimentica tuttavia di sottolineare che l'Istituzione Cattolica rifiuta nel suo seno l'omosessuale credente che pratica e vive la propria sessualità a prescindere dai voti. Se ama ed è riamato, se vuole quindi formare una coppia e vivere in serenità, il gay viene automaticamente espulso dalla Chiesa. Questa prospettiva da un lato mi lascia indifferente perchè penso che la fede in Dio abbia ben poco a che fare con l'osservanza delle regole religiose, e proprio non me lo immagino un Padreterno che crea l'omosessuale (ricordiamoci che non è una scelta) per poi punirlo e umiliarlo. D'altra parte mi spaventa il peso politico della Chiesa Cattolica sulle istituzioni laiche: ha l'effetto di impedire al "libero Stato" - di tradizione cavouriana - di operare scelte coraggiose capaci di rendere realmente uguali tutti i cittadini nei diritti oltrechè nei doveri e contribuisce a frenare gli interventi più energici volti a debellare i rigurgiti di fanatismo omofobico, cosicchè oggi la tutela dei diritti viene applicata solo "a singhiozzo" e solo in alcune realtà locali.
Quando discuto di questo argomento con mio marito, lui sorride e mi fa notare - lo fa da sempre - che sono molto ingenua e che, come gli adolescenti, ho la pretesa di cambiare il mondo per creare una società più giusta... vorrei sapere la Sua opinione in proposito.
Cordiali saluti.
Laura Manfredi
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