Lettera aperta a Vittorio Morero - Avvenire

 

Qui di seguito pubblichiamo una lettera aperta scritta dalla nostra socia Claudia Toscano di Pescara in risposta all'articolo di Vittorio Morero apparso su Avvenire del 3 agosto 2003.

Condivido alcune delle osservazioni sulla modernità, che non è migliore semplicemente perché i suoi valori sono nati questa mattina. Tuttavia, in questa rinnovata “querelle des anciens et des modernes” penso che quei valori che hanno un collaudo millenario necessitino di un controllo frequente, proprio come le vecchie automobili di marca, per essere abilitati a circolare.
Visto che scomodiamo la cultura, non mi sembra una novità la mia affermazione che il compito di tutte le persone che hanno una qualche funzione nel plasmare e dirigere le coscienze, dal maestro d’ asilo al grande “maitre à penser”, sia quello di discernere il grano dal loglio della propria epoca e di insegnarne correttamente il metodo agli altri, per evitare sia che mode assurde ed effimere trascinino le masse in brutte avventure, sia che i veri geni innovatori nell’ arte, nel pensiero, nella politica, vengano misconosciuti o peggio e ricevano il loro giusto tributo solo dopo morti.
Ma dubito di poter dialogare con una persona, l’ estensore dell’ articolo, che della libertà ha un’ idea così bizzarra, non riportata da nessun vocabolario, per quanto ne so. Non è moderno, ma è vecchio quanto la Creazione il concetto di libertà come facoltà di agire secondo il nostro volere, ivi compresa la possibilità di scelta fra il bene e il male, di cui mi sembra che anche Adamo ed Eva abbiano usufruito e poi pagato le conseguenze.
Veniamo alla politica ed ai suoi compiti, perché anche qui riscontro una grande confusione fra chiesa e stato, fra moralista e politico. Anzitutto ognuno al suo posto: sul pulpito o in cattedra l’uno, nelle sedi istituzionali l’altro. Il politico deve occuparsi del bene comune, garantire l’eguaglianza davanti alla legge di tutti i cittadini, ed ha il dovere di prescindere dalla condotta privata, ivi compresa la sessualità: per l’assegnazione di un posto di lavoro o di un mutuo il dongiovanni o la pia donna che va a messa tutti i giorni non ricevono un punteggio correlato ai loro vizi o virtu’, sempre che non violino la legge. Quindi l’affermazione che “un pensiero politico rigoroso in economia e in riferimento a istanze sociali dovrebbe essere altrettanto severo nel considerare la sessualità come impegno morale e responsabile e non solo come consumo” è aberrante, indice della pericolosa confusione a cui accennavo, ed indegna di una persona che cita la storia e sa scrivere con proprietà, cioè di una persona che utilizza la sua cultura per influenzare gli altri in modo scorretto. Naturalmente il sacerdote e il moralista sono liberi di predicare come meglio credono, ma nelle loro sedi, frequentate liberamente da chi desidera ascoltarli. Nessun politico esercita pressioni sulla Chiesa e le sue istituzioni, nessuno cerca di influenzare l’ elezione di un papa o la nomina di un vescovo, almeno credo e spero. Invece l’ interferenza della Chiesa nella politica sta diventando sempre piu’ massiccia. Se è per parlare di pace, per difendere gli oppressi e i deboli, di cui i politici si possono dimenticare, nessuno la critica, fa parte dei suoi compiti. Ma quando predica la disuguaglianza e boicotta proposte di legge che vorrebbero porvi rimedio, arriva all’assurdo: si dimentica dell’amore e diventa aggressiva e crudele, chiede pietà per i carcerati, che qualche reato l’ avranno commesso, ma lancia anatemi contro le persone omosessuali, pacifici cittadini che collaborano al bene comune, pagano le tasse ma restano di serie B se non possono accendere un mutuo insieme, assistersi reciprocamente e prendere decisioni l’uno per l’altro in caso di malattia, ereditare con le regole degli altri e ricevere l’ eventuale pensione di reversibilità in caso di morte. A tutto questo porrebbero rimedio i PACS, che sarebbero l’unica possibilità per le persone omosessuali di accedere ai diritti riservati alle coppie legittime, mentre le coppie di fatto al matrimonio possono sempre arrivare, se ne hanno la volontà ed aspirano ai diritti e doveri ad esso connessi. Ma il reato degli e delle omosessuali è di non sottostare piu’ alla millenaria persecuzione della Chiesa. Questo è uno di quei valori vecchiotti e bisognosi di revisione drastica. Il guaio è che la Chiesa in questo momento è terrorizzata dalle nuove libertà e dai nuovi diritti, quelli che sono nati ieri ma non moriranno domani, e che obbiettivamente la minacciano. La Chiesa si sta facendo minoritaria non per difendere la verità, ma per cercare di nasconderla anche a se stessa. Se volesse veramente la verità, dovrebbe domandarsi come mai nel suo grembo siano così tanti gli omosessuali, maschi e femmine, se per una vocazione che piu’ facilmente si annida nella loro psiche, se per fuga da un mondo così ostile a loro vogliano sublimare nella castità il loro esecrato orientamento sessuale, anche senza vocazione, o per quale altro motivo che non so. Ormai non ci sono piu’ cortine invalicabili e sacri silenzi, tutti spifferano tutto e ciò che succede nei conventi e nella città del Vaticano si viene a sapere. Questo crea il panico. Tanto varrebbe abbandonare la vecchia ipocrisia (valore millenario anche questo?) e cercare insieme, religiosi e laici, altre verità, altri valori da affidare ai secoli futuri: altre forme di rispetto della persona umana e di tolleranza, una valutazione meno ossessiva del sesso e delle sue manifestazioni.
In seno al clero cattolico di altri paesi d’ Europa e in America questo processo di riflessione è cautamente incominciato, in Italia si riducono allo stato laicale figure carismatiche di sacerdoti, come don Franco Barbero, che per colpa della modernità di cui sono vittime hanno intuito prima degli altri i nodi che la Chiesa deve affrontare per sopravvivere.

Claudia Toscano
AGeDO Pescara