![]()
|
Claudio Cipelletti Conduzione del gruppo dott. Roberto Del Favero dott.ssa Stefania Zaccherini Marangoni Consulenze prof. Gustavo Pietropolli Charmet dott. Roberto Del Favero dott.ssa Stefania Zaccherini Marangoni Ripresa Renato Minotti, Antonio Cominati, Claudio Cipelletti Suono Maryo Fewerda Montaggio AVID Paola Freddi Musiche Casalucci - Scalia, eseguite dai Sebastian Aiuto Regia Valerio Governi Organizzazione generale
e ricerche
|
Vedi un estratto del video in formato Real
Scarica il plug-in
|
Noi invece vogliamo parlarne e vogliamo farlo dove più conta, cioè nelle scuole. Ci auguriamo che questo video, rivolto agli educatori, ai genitori, agli insegnanti e ovviamente ai ragazzi, abbia un'ampia diffusione. Anche se sappiamo che questo provocherà qualche reazione e forse qualche polemica, ci sentiamo molto tranquilli. Non solo perché questo prodotto è stato realizzato con la collaborazione di specialisti, che ne garantiscono la correttezza scientifica, ma perché, e questo è ciò che più conta, è stato fatto uno straordinario lavoro nel trattare l'argomento con una umanità e una delicatezza che colpiscono immediatamente. E ciò di cui veramente si sente il bisogno è che si cominci a parlare di questo argomento a cuore aperto con umanità e con capacità di ascolto, perché non solo è importante accettare, ma anche capire. C'è un presupposto fondamentale dietro al discorso che fa il video. Non è solo un invito alla tolleranza, ma l'idea che ad ogni individuo si debba dare la possibilità di sviluppare liberamente e pienamente la propria individualità e identità, sessuale o omosessuale, ma soprattutto identità tout court, che è il problema centrale della adolescenza. Penso che la possibilità della libertà individuale sia il presupposto perché una società possa svilupparsi liberamente. E' un principio che mi sento di condividere totalmente e credo che vi sia un gran bisogno di diffonderlo nelle giovani generazioni, ma anche nei confronti degli adulti. Daniela Benelli
"Nessuno uguale" riesce
ad intercettare il nuovo clima esistente fra adolescenti nei confronti
delle scelte sessuali e delle diversità in generale, sicuramente
molto più democratico e meno timoroso di un tempo. Lo spettatore
non può non derivarne la certezza affettiva che i tempi sono maturi
per affrontare apertamente la questione nelle scuole e nell'associazionismo
giovanile sportivo e culturale. "Nessuno uguale" risulta straordinariamente
efficace nel mostrare quanto sarebbe semplice e naturale concedere ai ragazzi
la possibilità e gli strumenti per confrontarsi sul tema dell'omosessualità
nel loro ambiente naturale di crescita senza che si debba attendere la
rituale occupazione della scuola per indire l'apertura di un seminario
sull'argomento quasi fosse una sfida trasgressiva. La definizione consapevole
della propria omosessualità avviene in adolescenza. Non vi può
essere dubbio che quella sia l'età in cui è essenziale poterne
parlare apertamente. "Nessuno uguale" rappresenta uno strumento di conoscenza
sul tema davvero prezioso.
Gustavo Pietropolli Charmet |
![]()
|
Molte persone pensano che l'argomento omosessualità venga oggi eccessivamente ostentato, e che se cosi non fosse i giovani non avrebbero tanti dubbi e preoccupazioni in merito. Ma i ragazzi e le ragazze che hanno accettato di partecipare a questo video, ci raccontano tutt'altro. Ci mostrano con l'evidenza del loro vissuto proprio il contrario, e cioè la fatica, talvolta tremenda, di crescere in un ambiente adulto che non è preparato ad ascoltarli, e preferisce "non trattare" molti argomenti "difficili", spesso con l'erronea giustificazione che non riguardano tutti. Ma il silenzio, lungi dal sortire un effetto educativo, si carica invece del peso di un giudizio definitivo: "così brutto da dover essere taciuto". E' un messaggio che giunge inesorabile a tutti. I ragazzi in conseguenza non si fidano a esprimere neppure interesse o tolleranza, temendo di essere giudicati per questo dagli adulti e dai coetanei. Questo appare con evidenza, ad esempio, nella piccola inchiesta che apre il video, condotta volutamente senza anticipare l'argomento agli intervistati. Molta della omofobia espressa dipende dal timore di esporsi con opinioni difformi. Ciò nondimeno nella realtà la questione esiste, e ogni ragazzo viene in contatto continuo con l'argomento, o con persone omosessuali, e anche questo traspare con evidenza dalle risposte dei ragazzi. Nessuno Uguale, però, non è condotto in forma di inchiesta, né in forma didattica. Il lungo lavoro preparatorio condotto con gli esperti mi ha permesso di trovare un modo efficace perché i ragazzi si esprimessero, senza che dovessi ricorrere nel film a dotte spiegazioni di adulti: la costituzione di un gruppo misto di orno e eterosessuali, opportunamente condotto, ne è il punto di forza. Nel contempo, volevo che gli adolescenti omosessuali trovassero finalmente spazio per il racconto di sé. La scelta di ripresa di primi e primissimi piani corrisponde emotivamente a un colloquio viso a viso in cui, se ci si può sottrarre a qualche parola, non si può più eludere lo sguardo e l'espressione del volto. Dopo la rapida rassegna iniziale, il film segue dunque un doppio percorso, con due vicende parallele che si alternano man mano: - da un lato il racconto a più voci di ragazzi e ragazze omosessuali che ci parlano di cosa è accaduto quando si sono detti, e poi hanno dello al mondo, la propria diversità' - dall'altro l'esperienza di un gruppo formato da studenti e studentesse di tre scuole superiori di Milano, che si incontrano per due giorni tutti insieme con i coetanei e le coetanee omosessuali. I tre Istituti, volutamente molto diversi tra loro, sono un Classico, uno Scientifico e un Istituto Tecnico. Questa struttura è scandita da quattro momenti, sottolineati da altrettanti titoli, che riporto di seguito come un piccolo indice dei contenuti. "Credevo di essere l'unico sulla terra" apre i racconti degli adolescenti gay e lesbiche nel momento del massimo isolamento, quello dei primi innamoramenti alle medie, quando la consapevolezza della propria identità comincia a porre il drammatico problema di come rapportarsi con un sé "diverso" di cui non si può parlare con nessuno. Non a caso le loro testimonianze sono condotte individualmente, senza alcun contesto di gruppo. Parallelamente, nel gruppo-scuola gli studenti "etero" si incontrano e aprono un dibattito dove le persone omosessuali sono ancora assenti. I toni sono animati, ma le diverse opinioni e i lavori proposti dalla conduttrice (insegnante ed esperta di formazione) sulla diversità e sugli stereotipi permettono loro di riflettere e interrogarsi sulla propria concezione di normalità. Il secondo giorno, nel gruppo entrano a far parte i gay e le lesbiche. Il lavoro prosegue come vero e proprio gruppo di incontro sotto la conduzione dello psicologo. Incontrarsi consapevolmente tra gay e etero è un'opportunità inedita, per molti di loro. "Ho incontrato altri marziani come me" è il capitolo dove i gay raccontano come, dopo anni di solitudine, hanno trovato il coraggio di confrontarsi con altri omosessuali parallelamente, nel gruppo il confronto gay-etero apre un nuovo livello di comunicazione: "se ti guardo negli occhi", dice una ragazza, "posso cominciare a conoscerti, superando ciò che urta la mia mente quando ti sento parlare". E' un passaggio importante nel clima del gruppo, se pensiamo che viene da una ragazza lesbica che si riferisce a osservazioni omofobe. Dalla sospensione del giudizio comincia a nascere l'opportunità dell'ascolto. I racconti dei gay incoraggiano gli etero a parlare di sé, abbandonando man mano la contrapposizione ideologica. "Se mi accettate, bene" è il capitolo in cui i gay e le lesbiche, ormai più sicuri di sé, raccontano di quando lo hanno detto in famiglia. E' stato forse il passo più difficile. Nel gruppo questi racconti provocano una forte identificazione: tutti hanno provato qualcosa di simile coi loro genitori, coi compagni, con gli insegnanti, anche se magari in misura meno drammatica, quando hanno comunicato una cosa importante di sé. "Uno spicchio in più" è il punto in cui la comunicazione tra omo ed eterosessuali è aperta: gli uni hanno avuto l'opportunità di essere davvero visibili ai loro coetanei, gli altri quella di conoscere al di fuori degli stereotipi. Ma ciascuno ha sperimentato per un po' la serenità di poter essere sé stesso più del solito, stupendosi quasi di scoprire quanto ne avesse bisogno e quale risultato si sia ottenuto tra persone che si conoscono appena da due giorni. Il titolo "Nessuno Uguale" scaturisce, come i quattro titoli dei capitoli, da una frase di un ragazzo, che rivendica per tutti, anche per chi come lui non è omosessuale, il diritto/bisogno di sentirsi diverso e di poterlo gridare al mondo. Dunque non si tratta di pietistica o tollerante accettazione del diverso, ma della piccola rivoluzione copernicana del comprendere che nessuno è uguale a nessun altro, ma paradossalmente proprio questo ci accomuna e può permettere di ascoltarci. Infine, un importante elemento linguistico del film sono i videoclip. La musica e i gruppi musicali sono un linguaggio giovanile forte. È una forma espressiva che ho voluto usare parallelamente ai racconti parlati. Uno dei ragazzi che ha partecipato al gruppo è infatti l'autore e cantante dei brani della colonna sonora. Ho girato delle immagini sulle sue canzoni, che entrano a far parte del racconto visivo. Le parole della canzone che chiude il film sono un vero "grido" adolescente di fronte a un mondo, vissuto come ipocrita, che costringe a essere ciò che non si è. Questo documentario non è un manuale di istruzioni per condurre un'esperienza di gruppo analoga nella vostra classe. E' invece uno strumento semplice per aprire con franchezza un dibattito e un confronto. In un certo senso, l'omosessualità vi si affronta marginalmente: appare come una metafora di un processo noto a tutti: "io mi sento un po’ diverso da voi… come faccio a dirvelo? Mi amerete ugualmente? O per non rischiare è meglio che stia zitto?" Quale ragazzo o ragazza non ha provato queste impressioni, con le modalità assolute e intense dell'adolescenza, riproponendo il problema "mitico" della scoperta di sé, del venir fuori nella famiglia e nella società? Ancora una volta, è il cruciale chiedersi "cosa mi caratterizza?... che persona voglio divenire?" in una dimensione che supera certamente quella della sola sessualità. Se assumersi la responsabilità di rispondere autenticamente ai bisogni dei ragazzi è essenziale, parlare di omosessualità in classe sembra ancora a molti una vera impresa. Molti insegnanti si chiedono se hanno le competenze adeguate. Mostrare questo video in classe può essere un buon punto di partenza. Non si parla di una minoranza distante, di un tema astruso. Al contrario i luoghi di questo video sono quelli che ognuno conosce, cioè la scuola, le famiglie, la nostra società nella sua umanità quotidiana, dove vi può essere dolore e imbarazzo, ma dove questo va affrontato, e rispettato. Dopo le proiezioni con studenti abbiamo verificato come sia sufficiente moderare la discussione, incoraggiando i ragazzi alla rielaborazione di esperienze personali anziché all'espressione di giudizi. Le riflessioni che ne possono scaturire sono moltissime, su più piani e in più discipline. Nelle pagine che seguono abbiamo riportato il testo integrale dei dialoghi del film. Questo permette di orientarsi meglio nel materiale e può essere uno strumento per lavorare insieme ai ragazzi, ad esempio fotocopiando alcuni passaggi. Ogni punto del film, ogni frase, è un luogo da cui poter partire. Il video dura un'ora. A metà vi è un clip musicale di qualche minuto; se per motivi pratici fosse necessario spezzare la proiezione, questo potrebbe essere un buon punto. Dopo le proiezioni ricorrono spesso alcune domande da parte dei ragazzi. Le più frequenti riguardano "la causa" dell'omosessualità; preoccupazioni sorgono intorno al tema della fertilità: oppure viene chiesto cosa sia la bisessualità, o se l'omosessualità sia una scelta. Che non si tratti di una scelta, ma che la scelta stia nel "come" vivere la propria omosessualità, emerge con trasparenza dai racconti filmati: “mi sono innamorata”, risponde semplicemente una ragazza. Nessuno conosce esattamente le origini della attrazione sessuale nelle persone, siano etero o omosessuali. Forse1 anziché complicare le classificazioni aggiungendo la bisessualità o quant’altro all'elenco delle "eccezioni alla norma", è più interessante pensare alle persone come individui liberi da categorie, capaci in potenza di determinare la propria identità in un continuum di possibilità. Ciò di cui parla questo video, comunque, e ancora più vicino a noi. Ci vogliamo augurare che nasca una solidarietà tra insegnanti, e tra genitori, affinché parlare apertamente coi ragazzi di questo argomento diventi un'opportunità. Non per rivolgersi "per correttezza" a una minoranza, ma perché le differenze, anziché essere considerate fonte di problemi, divengano una risorsa per arricchire tutti attraverso l'ascolto dell'altro. E perché se anche un solo ragazzo o una sola ragazza vedendo questo video abbrevierà il tempo della propria sofferenza trovando un appiglio per dirsi "allora anch'io esisto", sarà ben valsa la pena di averlo mostrato. Claudio Cipelletti |
Per richiedere una cassetta
limitatamente alle Scuole della Provincia di Milano telefonare a:
Provincia di Milano - Settore
Cultura
Medialogo - Servizio Audiovisivi
Via Guicciardini 6 -20129
Milano
Tel. 02/77402807
http://www.provincia.milano.it
![]()