Preferirei essere nato nero, almeno non avrei dovuto dirlo alla mamma (citazione autentica)
Cari ragazzi,
confrontando qualche lettera che mi è pervenuta rispettivamente da genitori e da figli, nel valutarne il contenuto di sofferenza espresso posso esprimere alcune considerazioni:
- tanti genitori che, secondo me, non hanno avuto valide prospettive educative, che si sono lasciati trasportare dalla corrente, si trovano a soffrire molto di più di fronte al coming out del figlio/a per causa della limitatezza e della scarsità d’idee dell’ambiente in cui vivono. Hanno una povertà interiore, quindi pochissime risorse a cui attingere per far fronte ad una situazione inaspettata e, per loro, di grande emergenza;
- d’altro canto, molti figli possono essere in grado di “educare” i propri genitori, aprire loro la mente ad una migliore comprensione della realtà così complessa in cui viviamo.
Questo processo di educazione reciproca e di scambio avviene, in genere, nella scuola, quella vera, in cui la relazione tra docenti e studenti è proficua per gli uni e per gli altri. Tuttavia anche in famiglia i figli possono avere un ruolo di modernizzazione e di sviluppo mentale per i loro genitori, in un momento in cui essi si sentono inadeguati.
Quindi ben venga la crisi! Purché sia portatrice di un accrescimento interiore per tutti, e di un maggior affiatamento. Solo così si può sperare di operare un cambiamento in gran parte della società. Il figlio può aprire una strada che non è mai stata battuta ed anche i genitori possono diventare veri soggetti sociali.
E’ quindi molto importante saper sopportare pazientemente la reazione iniziale, ma è altrettanto importante esigere un colloquio rispettoso della propria dignità.
Non sempre i figli sono meno forti interiormente dei propri genitori, anzi.
Perciò, ragazzi, appropriatevi di un ruolo che esige grandi capacità e doti di pensiero, azione e resistenza (in particolare di fronte al ricatto morale-affettivo), applicate tutta la forza e la determinazione di cui siete in possesso per farvi comprendere e rispettare nella vostra diversità…e così sia, speriamo, per tutte le diversità.
Auguri!
Olanda, Germania, Belgio, Francia, Spagna…quali e quanti progressi. Invece qui in Italia l’apertura e la salvaguardia dei diritti delle persone omosessuali sembrano mete difficilmente raggiungibili. Anzi, a mio avviso (forse un po’ troppo pessimistico) ci stiamo avviando a una chiusura sempre più marcata, che ha come emblema il razzismo dilagante nei confronti degli “altri da noi”: gli stranieri extracomunitari.
Anche la minoranza omosessuale è spesso costretta a subire un simile trattamento di diffidenza e sufficienza da parte di coloro che si considerano “normali”. Per questo ha il dovere morale di difendersi e di far cambiare positivamente le cose. I primi alleati dovrebbero essere proprio i genitori e familiari, il coming out in famiglia dovrebbe servire proprio a questo. Se da piccola (relativamente, viste le percentuali) minoranza disorganizzata riuscirà a divenire una minoranza più forte ed organizzata, potrà conquistare almeno alcuni diritti più “elementari”, potrà farsi rispettare nella sua diversa identità.
Pensate a quanto riesce a fare ed influire nella vita del nostro Paese una minoranza ben organizzata come la Chiesa cattolica!