L'omosessualità è una “scelta” peccaminosa?
Cosa sta avvenendo a Carpi, provincia di Modena, zona per tradizione di coloritura rossa, in cui a rigore dovrebbe esistere un riguardo particolare per le istanze sociali e un'apertura mentale, una visione laica e rispettosa dei diritti umani e civili delle persone?
Alla fine dello scorso marzo s'è mosso anche il vescovo, per ribadire le posizioni (che non esito a definire pre-conciliari) di gran parte della Chiesa cattolica nei confronti dell'omosessualità: malattia mentale oppure perversione, il peccato “peggiore”, la condizione di vita che pone i nostri figli che si trovano in questa situazione all'ultimo gradino della scala sociale e dei diritti.
Se non è una malattia, è una scelta!, si afferma. Sì, perché si continua a parlare di “scelta omosessuale”, con la classica distinzione tra “peccato” e “peccatore”.
Non mi si venga a parlare di atteggiamento misericordioso, per favore! Chi mai sceglierebbe la condizione di “ultimo”, di emarginato, di privo di diritti, se solo potesse evitarlo? Chi farebbe la “scelta” di trovarsi con la porta, anche quella della casa di Dio, sbattuta in faccia, magari nel momento di maggior dolore?
Come si può pensare che si scelga di far soffrire ferocemente i propri genitori, odiandoli in modo così profondo e insuperabile, e di essere a volte buttati fuori casa, senza avere un luogo dove rifugiarsi? Oppure, al contrario, che si scelga di venire sequestrati in casa per “paura”? (sarebbe lungo elencare le paure dei poveri genitori inavvertiti e privi di risorse!)
Come si può credere che si scelga di esporsi al dileggio, quando non alla persecuzione, ad esempio nei luoghi di lavoro, per non parlare di un certo mondo della scuola?
Infine, oggi come per il passato, come si può pensare che la propria identità sessuale sia una scelta?
Non si può rinunciare alla libertà, perciò non si può chiedere alla persona omosessuale di rinunciare di fingersi diverso, di tacere, di nascondersi e di vivere nella vergogna; non si può imporre, in nome di un falso “peccato”, l'isolamento, la mancata realizzazione di una vita familiare di relazione e di affetti.
La perversione è cosa che può appartenere ad ogni identità di genere e a tanti altri atteggiamenti umani (o bestiali?). Eppure quante persone, per questo rifiuto, se non riescono ad essere più forti di una certa società che le circonda, si fanno male con atteggiamenti diversi dal suicidio, ma egualmente gravissimi! Queste persone istaurano con se stesse un rapporto masochistico che magari le spinge ad essere noncuranti di fronte all'Aids, oppure si rifugiano nella pura ricerca del sesso acquisendo un vizio irrinunciabile, una specie di droga che le porta fuori dalla realtà: senza accorgersene, a volte, mancando di rispetto per se stesse e odiandosi, si buttano via, senza riuscire a realizzarsi in tutte le loro migliori potenzialità.
Chiesa, ravvediti subito, non aspettare che trascorrano secoli.
Il male è un'altra cosa: quello che ad esempio spinge ad affondare il coltello nella carne dell'innocente, quello che fruga nella piaga non per sanarla, ma per tormentarla.
Non opprimere, “Chiesa”, come hai fatto tante volte per il passato, ma riappropriati del tuo ruolo di Madre, dolorante per il dolore dell'umanità, pietosa, misericordiosa e, soprattutto, giusta. Riprendi il ruolo che fu quello di Maria quando seguì suo figlio, condannato, fino alla croce ed oltre, il ruolo di chi non rinnegò mai e non ebbe paura della persecuzione.
Schierati dalla parte di chi più ha bisogno e non confonderti nella distinzione tra pietà e pietismo: la pietà, come la verità e come la libertà, ci sembra una sola.
Il vescovo e l'Agedo
Lo scorso marzo il vescovo di Carpi, monsignor Elio Tinti dichiarato: “L'omosessualità è una pratica deviante, non è comportamento normale e credo che ogni genitore non sarebbe contento se suo figlio sposasse un maschio o se sua figlia sposasse una femmina. Condanno l'omosessualità, non i gay verso i quali ho compassione: ne ho incontrato in confessionale alcuni che erano coscienti della loro particolarità”, aggiungendo che “le acquisizioni scientifiche hanno messo in luce che l'omosessualità può derivare da situazioni fisiologiche o da comportamenti diseducativi da parte dei genitori e che le scienze bibliche ed esegetiche non apprezzano né giustificano l'omosessualità”, opponendosi a un dibattito sull'omosesulità in una scuola perché “è rischioso per l'educazione giovanile presentare l'omosessualità come pratica normale e positiva”. A seguito di ciò l'Agedo ha emesso questo comunicato stampa:
L' AGEDO (Associazione Genitori di Omosessuali) è scandalizzata per le affermazioni del vescovo di Carpi, che dal suo stato di celibe senza figli prende posizione anche in nome dei genitori che a suo dire non gradirebbero avere figli omosessuali.
Noi che genitori lo siamo davvero, reagiamo a queste facilonerie e a questa voce razzistra e isolata.
Noi siamo genitori di persone omosessuali e siamo contenti che i nostri figli siano così come sono, senza "difetti" e "malattie", contrariamente a quanto spaccia il vescovo. E li amiamo di quanto amore, anche cristiano, ci è possibile.
Suggeriamo al vescovo di non leggere solo i documenti di coloro che vogliono “curare” le persone che non sono come loro vorrebbero, ma di aprire gli occhi e di incominciare a leggere anche le ricerche scientifiche serie. Consigliamo al vescovo di fare il vescovo e non il (pessimo) divulgatore scientifico.
Noi intanto faremo molto meglio i genitori se non incontreremo più sulla nostra strada vescovi che sanno solo spacciare la loro verità come verità assoluta, considerando soprattutto che l'omosessualità non è un problema morale e quindi non è di loro competenza.
I vescovi non sono l'Organizzazione Mondiale della Sanità, e l'Organizzazione Mondiale della Sanità, infatti, ha dichiarato che l'omosessualità non è una malattia, ma uno stato naturale dell'essere.