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Spazio Agedo su Pride - giugno 2001 A cura di Marialuisa Bellavia Quando “non si è sicuri” di essere gay Qualche giorno fa, mentre mi trovavo al “telefono amico” nella nostra sede, è arrivata la telefonata di un ragazzo giovane che, con una certa apprensione nella voce, mi chiedeva cosa fare, perché gli sembrava di essere omosessuale, ma non se ne sentiva proprio sicuro.Spesso rispondere a questa domanda non riesce facile a voi… e neppure a me. Infatti io gli ho consigliato di prendere tempo, di mettersi in ascolto delle sue pulsioni e di attendere: piano piano avrebbe meglio compreso la sua identità. Ma non doveva lasciarsi prendere dall'angoscia: piuttosto cercare di prepararsi a questa possibilità in maniera serena. Ci sono segnali inequivocabili, che in genere sono provati e riconosciuti fin da piccoli, e che spesso non si vogliono accettare: si cerca di mentire a se stessi perché fanno parte di una diversità che fa paura; ma, se perdurano, occorre convincersi che il primo coming-out si fa con se stessi ed è, forse, il più difficile in assoluto. Difficile… ma non una tragedia! Un mio giovane amico, bel ragazzo intelligente e pronto, mi raccontava come era riuscito a superare quel difficile periodo: forse vi sembrerà un'invenzione, ma è la pura verità. Una volta capito quel che si è, è arrivato il momento di confidarsi con qualcuno della famiglia. Per esperienza so che, in genere, si preferisce parlarne innanzi tutto con un coetaneo, sia l'amico più caro sia, più facilmente, un fratello o una sorella. La confidenza che si ha con loro, la complicità che parte dai giochi infantili, lo stato di dipendenza in cui ci si trova nei confronti dei genitori, aiutano l'intimità e rendono disponibili all'ascolto ed alla comprensione reciproci. Il primo passo è compiuto, il fratello o la sorella possono essere di grande aiuto per preparare un po' per volta l'atmosfera serena, rilassata e accogliente che si deve creare in casa prima del coming-out più temuto, quello dal quale forse dipende il vostro equilibrio e quello dei vostri genitori per qualche mese o qualche anno a venire. Tenete a portata di mano, dopo averli letti e meditati con cura, i libri che noi dell'Agedo vi consigliamo, soprattutto Figli diversi di Giovanni e Paola Dall'Orto (edizioni Sonda, L. 20.000): vi saranno molto utili quando, superato il primo momento di negazione, i vostri genitori vi chiederanno “perché” e, facilmente, si colpevolizzeranno: sarete in grado di dare risposte serie e consapevoli. Ora i vostri genitori hanno bisogno di essere presi per mano da voi che, sopportando le loro lamentele e ignorando le loro minacce, li guiderete a conoscere il vostro mondo, come se li accompagnaste in un paese straniero di cui solo voi sapete interpretare il linguaggio. Essi, forse, dovranno fare un lungo viaggio ma, non abbiate dubbi, con il vostro aiuto e la vostra più affettuosa pazienza, giungeranno alla meta e ritroverete tutti insieme la serenità. Nasce l'associazione europea dei genitori di gay La notizia, almeno per noi genitori dell'Agedo, è unica e straordinaria: è stato firmato lo statuto di Euroflag (Unione europea di famiglie di lesbiche e gay) che comprende le associazioni Agedo (italiana), Contact (francese), Tels quels (belga), Befah (tedesca), e Fflag (inglese). Grazie anche a Roberto Show, abile traduttore nella lingua ufficiale, l'inglese, i lavori sono stati facili e produttivi. Il nostro lavoro a livello europeo si svolgerà esclusivamente nell'ambito dell'adolescenza.L'articolo 4 dello Statuto dichiara: L'associazione è un'organizzazione non governativa internazionale, non a scopo di lucro, creata per combattere tutte le forme di discriminazione di cui sono vittime le lesbiche, i gay e i loro familiari. - sensibilizzare la coscienza pubblica ai problemi legati all'omosessualità; Il parlamentare europeo inglese On. Michel Cashman, presente al nostro incontro si è dichiarato disponibile ad aiutarci, insieme all'on. Gianni Vattimo, in questo progetto che considera "il più importante attualmente al Parlamento Europeo"! |
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