Spazio Agedo su Pride - settembre 2001
A cura di Marialuisa Bellavia

Cosa diranno gli altri?

Questo mese pubblico, con il permesso degli interessati, una lettera e la mia risposta. È una testimonianza di quanto le persone che ci stanno vicine siano molto spesso più disponibili a capirci di quanto pensiamo.

Mi chiamo Monica, ho 30 anni, sposata, con una bambina di due anni.
Da pochi mesi mio fratello (25 anni) ha rivelato a me ed a mio marito la sua omosessualità.
Confesso che il mio disagio iniziale è stato notevole, ma grazie alla sua disponibilità nell'informarmi sull'argomento e nel raccontarmi il suo travagliato cammino di adolescente gay, sono riuscita ad accettare la sua omosessualità.
Anzi questa sua confidenza ci ha avvicinati di più, ha fatto rinascere un sincero rapporto fraterno che forse non c'era mai stato.
Roberto è una persona straordinaria, intelligente (giovedì prossimo si laureerà in informatica), dinamico (pratica diversi sport) e soprattutto molto disponibile verso gli altri (si dedica al volontariato e lavora nell'Arcigay di Milano).
Il fatto che sia gay non ha cambiato la mia opinione su di lui, anzi è aumentata la mia ammirazione nei suoi confronti dopo che ci ha raccontato come negli ultimi otto anni ha dovuto combattere, da solo, prima di tutto con se stesso e poi con gli altri per accettare la sua omosessualità, e mi addolora il fatto di non essergli stata d'aiuto.
Mi ha regalato due libri, Ragazzi che amano ragazzi e Figli diversi, che ho letto con  interesse e che mi hanno sensibilizzata all'argomento. Per questo vi scrivo, per avere anche da voi dei pareri ma soprattutto un consiglio. Resta infatti ancora uno grosso scoglio da superare, senz'altro il più difficile, e cioè rivelare anche ai nostri genitori la sua omosessualità.
Roberto ha deciso, giustamente, di dirlo prima a me e a Nicola (mio marito) per poter avere un appoggio e noi ci siamo resi disponibili. Confesso che l'idea di dirlo a loro mi angoscia terribilmente dato che non immaginiamo minimamente la loro reazione, ma ho paura che possa essere delle pessime conoscendo la loro mentalità di provincia del tipo “chissà cosa penseranno gli altri”.
Mi preoccupa molto la loro reazione anche a livello di salute dato che mia madre si agita facilmente e ha già avuto crisi di nervi di tipo isterico tanto che al ricordo di questi momenti la mia reazione quando Roberto ci ha confidato la sua omosessualità è stata quella di non dirlo a loro. Ho capito poi che giustamente non può più continuare a mantenere questo segreto con i nostri genitori dato che sono le uniche persone all'oscuro della faccenda e Roberto desidera vivere alla luce del sole con tutti e ovunque, non solo a Milano dove vive ma anche a C…. dove è cresciuto. Certo è che Milano è stata la sua àncora di salvezza per vivere serenamente e appoggiarsi a persone che gli sono e gli saranno sempre d'aiuto e conforto; non so se questo sarà possibile anche nel paesino dove siamo cresciuti!
Io e mio marito faremo da intermediari tra Roberto e i nostri genitori e il grosso compito di convincerli ad accettare la situazione spetterà proprio a noi.
Il nostro sogno è quello di un giorno (speriamo non ci voglia troppo tempo) far conoscere anche a loro associazioni come la vostra e come l'Arcigay formate da persone normalissime e straordinarie come il loro figlio. Chissà che alla prossima festa della mamma Roberto possa venire con loro e non da solo come quest'anno!
Monica e Nicola

Cari ragazzi,  
vi rispondo con un certo entusiasmo, perché sono una convinta sostenitrice dei numerosi vantaggi che ogni coming out in famiglia (ed anche fuori, naturalmente) porta a tutta la realtà omosessuale.
Rendersi visibile significa essersi accettati interiormente (questo è il primo passo, il più importante); se poi c'è l'aiuto della famiglia (secondo momento essenziale e molto delicato) il resto è infinitamente meno difficile ed ogni azione può portare ad una vera e propria conquista (come fu, penso, ai tempi delle rivendicazioni femministe).
Sono felice, Monica, che la tua ammirazione nei confronti di Roberto sia aumentata.
È successo anche a me: nel momento in cui mio figlio si è rivelato ed ho capito tutta la sofferenza che aveva vissuto e continuava a vivere, non solo lo ammiro ma lo amo molto più di prima, di conseguenza cerco di dimostrargli il mio amore anche operando perché la società omofoba che gli sta intorno possa cambiare almeno un po'.
 Bene hai fatto, Roberto, a confidarti prima con Monica e con Nicola. Il loro appoggio ti sarà sempre di grandissimo aiuto e un po' alla volta, anche se le difficoltà con i vostri genitori saranno notevoli, è possibile vengano superate.
Purtroppo, quando una persona pensa:"chissà cosa penseranno gli altri" significa che non ha molta autonomia interiore, non ha molta stima in se stessa e, forse, non ha risorse personali per accettare facilmente un cosa "forte" come  quella che sta per accadere.
Sicuramente la mamma avrà più di una crisi di nervi, perché le sembrerà che il suo mondo, i suoi valori, tutto insomma si capovolga e, se è molto emotiva, ne resterà sconvolta.
Potrei consigliarvi di parlarne prima al papà, ma di solito i papà (scusate se il vostro non è così) sono così imbranati! Insomma, in questo caso sta a voi giudicare.
Avvicinatevi comunque all'argomento in modo graduale, per sondare le opinioni dei vostri genitori. Sappiate che non avete nulla da perdere, perché prima o poi, verranno a saperlo, magari in maniera molto più traumatica.
Puntate molto sull'amore. I genitori sono tali perché amano, ed anche voi li amate.
Non si può, per amore di se stessi, smettere di amare un figlio; non si può nemmeno basare la propria vita sull'idea che gli altri hanno di noi:sarebbe una cosa molto superficiale e ingiusta.
Così, il mio consiglio è accerchiare i vostri genitori, piano piano, con tutte le argomentazioni e le strategie di cui siete capaci. Non importa quanto tempo impiegherete, ma un po' alla volta riuscirete a stringere il cerchio e loro no potranno dire di essere impreparati, quando verrà il momento della rivelazione.
Sostenetevi l'un l'altro e date per scontato che dovrete farvi forza poi, per sostenere loro. Ma non è detto che vada così male!
Monica, tu dovrai parlare a tua madre da mamma a mamma; sarà inoltre compito di tutti e tre togliere di dosso ai vostri genitori tutti i sensi di colpa che potrebbero essere indotti ad avvertire.  
Tanti auguri…

Appuntamenti Agedo:

Venerdì 7 settembre 2001 alle ore 16,00 presso la sala consiliare della Provincia di Ancona si terrà l'incontro dibattito "La diversità nella società = Disagio giovanile", organizzato dal circolo Arcigay-Arcilesbica “Caleido”. Per informazioni e/o chiarimenti: Germana Sgalla 347-7249508 (dopo le ore 14:30) - Barbara.germana@tin.it - Barbara Laconi 348-3918503 - laconi@arci.it

Venerdì 26 ottobre 2001, allo Spazio Oberdan di Milano, si svolgerà il convegno “Omosessualità e compiti dell'educazione”. Le finalità del convegno sono: far discutere e mettere a confronto idee ed esperienze maturate nelle agenzie formative, informative ed educative relative all'omosessualità; focalizzare l'attenzione sugli adulti che, svolgendo compiti educativi, incontrano le diversità d'orientamento sessuale tra i giovani; comprendere la pluralità dei soggetti e delle diversità; prevenire il disagio tra i giovani.