Spazio Agedo su Pride - aprile 2002

Riprende la rubrica dell'Associazione Genitori di Omosessuali (Agedo). Maria Rosario Paci abita a Senigallia, è laureata in filosofia e ha insegnato per trentacinque anni nelle scuole medie inferiori e superiori. È sposata dal 1957 ed ha quattro figli.

Mi hanno detto, telefonando all'Agedo, che una signora sta soffrendo moltissimo perché uno dei suoi figli, quarantenne, le ha confessato d'essere omosessuale. Il figlio non vive con lei, sta in un'altra città, ha il suo lavoro, la sua casa, un compagno. Mi auguro che sia felice, quanto meno tranquillo, come siamo tutti quando abbiamo raggiunto una confortevole stabilità.
Mi hanno anche detto che la signora vorrebbe telefonare all'Agedo e conosce il mio recapito. Potrebbe anche venirmi a trovare, perché non siamo lontane e chi ha fatto da tramite l'accompagnerebbe. Ancora non l'ha fatto, ma io l'aspetto. Parlare fa bene, per questo sono iscritta all'Agedo e ho dato la mia disponibilità. Parlare in questo caso aiuterebbe a superare un dato di fatto (non poi così raro, stando alle statistiche) che non è una malattia, non è una colpa e non deve essere una vergogna.

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“Perché mio figlio è così?”. Tutti i genitori di omosessuali se lo sono chiesto: e hanno anche pensato: forse ho sbagliato, forse si può curarlo… la vita sarebbe più facile se fosse normale.
A sua volta il figlio in questione sicuramente avrà provato sollievo nel dire la verità ai genitori, ma anche angoscia nel cogliere il suo sgomento. Tutti vittime dell'antico pregiudizio che perdura pesantemente, anche se scienza e sapienza hanno ormai esplorato la sessualità, omosessualità compresa, facendo chiarezza. I media si sono adeguati, personaggi illustri si sono svelati e l'omosessualità non è più un tabù. Ottimismo, dunque, la battaglia è vinta!
La parola non è più un tabù… quindi si può pronunciarla davanti ai bambini senza mandarli a giocare di là e senza abbassare la voce con aria circospetta. Vi pare poco? Dirò di più: ai bambini che chiedano: ”Che cos'è?” si può anche semplicemente rispondere con garbo, naturalmente con sincerità. Mette in imbarazzo parlare d'amore?

Ottimismo, dunque! La battaglia non è finita, ma si è superato uno scoglio non indifferente. I personaggi illustri si sono svelati solo dopo aver vinto una durissima battaglia non solo per raggiungere la loro posizione, ma soprattutto per rielaborare l'educazione ricevuta da famiglia, scuola, parrocchia ed eventuali centri ricreativi. Quando erano bambini, la parola era tabù, come tante altre parole. Parlare, dunque, svelarsi inconsapevolmente sulla scena abituale che, se ci accetta, ci aiuta a crescere. La scena abituale è costituita da parrocchia, famiglia e scuola.

La parrocchia non è frequentata da tutti e per la sua influenza merita un discorso a parte.

Famiglia e scuola sono indispensabili, dunque si deve cominciare da lì ad evitare modelli precostituiti da calzare addosso ai bambini. Il “bambino modello” è un burattino. Se invece la famiglia lo lascia esprimere, se tiene conto della sua evoluzione, se rispetta non i capricci ma la personalità che affiora (senza confondere gli uni con l'altra) può darsi che il bambino cresca sereno fra le quattro mura.

A scuola oggi c'è maggiore rispetto per il singolo, si cerca di tener conto di temperamento, attitudini, ambiente di provenienza (classe sociale, regione geografica, etnia, religione).
C'è un rapporto più disteso fra genitori e insegnanti, o almeno ci potrebbe essere. Non sono due mestieri facili. Tutti abbiamo commesso errori per mancanza di attenzione, per ignoranza e per inesperienza. S'impara facendo, questo sì, perché nel lavoro quotidiano c'è molto di pratico, e la preparazione culturale attestata dal diploma è solo un requisito di legge che per diventare genitori nemmeno esiste.
Una volta ci si basava molto sulla tradizione, specie in famiglia, dove non giungevano direttive ministeriali a mettere in crisi il metodo usato. Oggi il mondo sembra girare troppo in fretta. “Non mi ci ritrovo più”, dice qualcuno. Certamente c'è bisogno di riprendere fiato, ma non si può andare in pensione da tutto.

Qual è l'età pensionabile per un genitore? C'è per gli insegnanti, che poi forse rimpiangono i bei tempi in cui si sentivano più vivi, perché a contatto con una realtà estremamente viva. Il mondo irrompe in classe e in casa e ce lo portano i bambini con domande, atteggiamenti, battute, parole e parolacce nuove. Tutto si riferisce a qualcosa che li ha colpiti. Bisogna parlare, spiegare, mettere a confronto i pareri, a volte persino modificare la propria opinione.

Il mondo corre in fretta e diventerà migliore se continueremo ad accogliere senza pregiudizi ciò ch'è nuovo e diverso, e a lasciar crescere una generazione nuova e diversa, che non abbia paura di parlare.
Tacere e nascondere implica sfiducia in se stessi e sfiducia negli altri. Ne deriva profondo malessere, ma anche un pesante atto d'accusa contro chi è delegato, per natura o per scelta, a sorreggere la crescita dei più giovani.

APPELLO
Ho bisogno di interlocutori. Parlando da sola posso girare a vanvera, inseguire i miei miti e i miei fantasmi. Lavoro ozioso! Scrivetemi e aiutatemi a stare al reale: la realtà siete voi!

NOTIZIARIO AGEDO

  • Paola Dall'Orto, che è stata relatrice sul tema Le esperienze delle associazioni e delle organizzazioni al convegno di Torino del 22 e 23 febbraio, riferisce impressioni molto positive. Organizzato molto bene dal Comune sulla base di una ricerca della sociologa Chiara Saraceno su omosessuali e transessuali e la percezione sociale, ha raccolto un folto pubblico ed è stato molto produttivo. In particolare la proiezione del video dell'Agedo Nessuno uguale è stata occasione per proporne l'ingresso in tutte le scuole, e si è notata al proposito una certa disponibilità.
  • A Grosseto il 23 febbraio e a Siena il 24 Piergiorgio Paterlini ha presentato il suo libro Ragazzi che amano ragazzi. Prima del dibattito con l'autore è stato proiettato il video Nessuno uguale. Presente a tutti e due gli incontri Mila Bianchi, rappresentante dell'Agedo Toscana.
  • È iniziato a Reggio Emilia il 14 marzo un corso provinciale per insegnanti delle scuole superiori autorizzato dal Provveditorato agli studi, patrocinato dal Comune e organizzato dall'Arcigay Gioconda di Reggio. “La proposta formativa del corso parte dalla convinzione che introdurre la questione omosessuale a scuola non significa parlare di comportamenti sessuali, ma anzi parlare di persone di vissuti, di affetti, di gruppi sociali, di pregiudizi ”. Molto bello il titolo: Educare al rispetto. Gli incontri, cinque in tutto, si protrarranno fino al 9 aprile. Il 19 marzo, su L'adolescenza, hanno parlato Paola Dall'Orto e la dottoressa Margherita Maglio.
  • Al Congresso nazionale dell'Arcigay, ai primi di febbraio, l'Agedo è stata rappresentata da Claudia Toscano, dell'Agedo di Pescara, che ne ha riferito su “Pride” di marzo.
  • Il 13 aprile a Savona si svolgerà un convegno promosso dall'ASL su Adolescenza: identità e corporeità, durante il quale sarà proiettato il nostro video.
  • Il 13 maggio Paola Dall'Orto sarà a Trento per un incontro-dibattito sul tema: Genitori, figli e identità sessuale.