Genitori di gay da tutta Europa
EUROFLAG (European families of lesbians and gays) è l'associazione europea nata nell'aprile 2000 a Venezia, dove Paola Dall'Orto, presidente dell'Agedo, aveva invitato i rappresentanti di analoghe organizzazioni di Belgio, Francia, Germania e Gran Bretagna.
Suoi obbiettivi sono: aumentare la conoscenza da parte della società sulle questioni che riguardano l'omosessualità; affermare gli uguali diritti delle nostre figlie e dei nostri figli; combattere ogni forma di discriminazione contro lesbiche, gay e bisessuali e contro le loro famiglie; permettere ai giovani gay, lesbiche e bisessuali di crescere con sicurezza per raggiungere la massima autostima.
Nel 2001 si è ufficialmente costituita con sede a Bruxelles ed ha eletto il proprio direttivo. L'Agedo quindi coopera a livello europeo con Befah (Germania), Contact (Francia), Tels quels-Peh (Belgio).
Michael Cashman, europarlamentare, ha garantito il proprio supporto alla nuova organizzazione.
Dal dicembre 2001 partecipa anche la Spagna con l'Ampgil, che ha sede a Barcellona. È evidente l'importanza di agire a livello europeo, ma non ci si culli nell'illusione che altrove le cose siano più facili: la situazione di disagio per adolescenti ancora in seno alle famiglie e per le famiglie stesse è analoga a quella italiana.
Il primo progetto che Euroflag dovrà realizzare è un'indagine conoscitiva condotta con criteri scientifici anche se su piccola scala per appurare e successivamente comparare tale situazione nei sei paesi membri. Il sociologo bolognese Asher Colombo, co-autore dell'importante studio Omosessuali moderni, ha dato in via preliminare la sua disponibilità a collaborare.
Consigliera di Euroflag nella preparazione del progetto è stata Nicola Douglas, un'eminente sociologa inglese che ha già prodotto alcune delle più importanti ricerche sulle questioni riguardanti gay e lesbiche.
Ogni associazione nel suo àmbito nazionale dovrà intervistare un campionario di giovani lesbiche e gay e possibilmente l'intero nucleo familiare, in diversi ambiti sociali e geografici. Le interviste condotte da esperti volontari verranno registrate e saranno la base del rapporto che da ogni paese membro confluirà in un documento comunitario che sottolinei i problemi comuni e fornisca le indicazioni per l'azione futura.
Tutto si svolgerà col massimo rispetto: interviste individuali, garanzia dell'anonimato, assenza di riferimenti che si prestino all'individuazione del soggetto. Chiunque può recedere in qualunque momento.
Chi fosse disponibile a collaborare, può contattare l'Agedo. Il suo contributo sarebbe davvero prezioso.
Una lettera
Massimo di Torino (zappmax@hotmail.com) è operatore sociale nel settore giovani e tra l'altro mi scrive: Sono personalmente assai interessato agli interventi educativi che si tengono all'interno delle scuole, sul tipo di quelli che l'Agedo di Milano credo organizzi ormai da un po' di tempo. Purtroppo non sono ancora riuscito a trovare qualcuno con cui poter organizzare qualcosa di questo tipo. Può aiutarmi? La mia paura è quella di continuare a “girare a vuoto” senza riuscire a combinare niente di concreto, quando, invece, il bisogno è tanto e io credo di avere le capacità necessarie per portare avanti un progetto di questo tipo, chiaramente con l'appoggio e la collaborazione di qualcuno.
Caro Massimo, il problema che poni è molto interessante ed è ampiamente condiviso da molti di noi. Privatamente ti ho già consigliato di contattare le signora Laura Mariotti, che rappresenta l'Agedo a Torino e che essendo insegnante ti potrà confermare che nella scuola è difficile entrare.
Certamente la scuola dovrebbe assumersi la responsabilità di educare al rispetto delle differenze e aprire il dialogo sui vari aspetti del disagio giovanile, ma è restia all'ingresso di esperti ed argomenti estranei perché conserva remore e pregiudizi e il corpo docente preferisce attenersi alle materie curricolari.
Come giustamente dici, “il bisogno è tanto”, ma non solo nella scuola.
Così come si attiva un corso per l'orientamento professionale, nello stesso modo se ne possono progettare anche per gli aspetti psicologici del disagio giovanile, che investe tutti, e solo apparentemente si risolve semplicemente crescendo.
Io penso che nel nostro impegno non si debba mai aver fretta di cogliere i risultati, o meglio che si debba dare grande valore anche a un modesto risultato. L'importante è essere convinti di andare nella direzione giusta e non perdere le occasioni che ci si presentano.
Bisogna essere disponibili e ben visibili, perché la nostra stessa presenza è una provocazione a riflettere. Chi non è d'accordo con noi, semplicemente ignora il problema, cioè deliberatamente rifiuta che sia intavolato, ma c'è sempre qualcuno che si avvicina, che è contento di averci incontrato perché finalmente può aprirsi e può darsi che diventi un ottimo collaboratore. Tu stesso potresti esserne una prova. Coraggio, pazienza e auguri!
Con affetto, Maria Rosario Paci