Spazio Agedo su Pride - novembre 2002
A cura di Maria Rosario Paci

Fra noi. Il primo congresso nazionale dell'Agedo.

Ghedi è piccolissima città civile e accogliente, ben conservata nel suo nucleo storico e dotata di servizi che testimoniano apertura e impegno in ambito sociale. Per l'occasione c'erano anche aria tersa, cielo azzurro e sole radioso. Fosse sempre così la Bassa bresciana!… Fosse sempre così la mia giornata!
Andando verso l'”Università degli anziani”, dove saremmo stati ospitati quel sabato pomeriggio, ero molto eccitata, perché avrei conosciuto persone affini per esperienza e impegno nell'Agedo, ma note solo di nome o al più per qualche contatto telematico (a parte naturalmente Paola Dall'Orto che riesce ad essere dappertutto e anche a coinvolgerti fatalmente con semplicità, garbo e fermezza).
L'incontro è stato bello e si è ripetuto senza presentazioni ufficiali, frazionato a piccoli gruppi, nelle attese, negli intervalli, a cena tutti insieme, persino nei minuti sottratti all'ascolto per fumare una sigaretta all'aperto.
Generalmente prendevo io l'iniziativa: “tu da dove vieni?”, “mi scusi, ma lei è…?”. Inutile dire che alla fine il tu è prevalso. Inutile anche dire che si parlava soprattutto fra donne e anche questo era molto bello, perché la comunicazione era immediata. Non mancavano gli uomini, ma quando parlavano fra loro probabilmente l'argomento era diverso. Restii a sfiorare la sfera emotiva, soffrono quanto noi, ma si arroccano o si schermano in posizione difensiva. Eppure persino mio marito è rimasto coinvolto dall'atmosfera generale e da certe figure piene di forza pur nella modesta apparenza.
C'erano madri giovani ed eleganti, ma soprattutto segnate dagli anni e dal lavoro, apparentemente dimesse. Io ero, penso, la più anziana. Una di loro, l'avrei detta una casalinga trascinata lì da un'amica, aveva partecipato a un dibattito a TV3, già alcuni anni fa, frequentava i corsi del Laboratorio sulle Differenze di Asolo, interveniva quando era necessario e aveva idee chiarissime. Diceva: “Ora faccio la baby sitter”, perché accudiva la bambina di un'amica per compensare la mancanza di nipotini. Se Paola non l'avesse costretta a raccontare la sua esperienza in pubblico, non avrebbe preso la parola. Da lei ho imparato molto. Si differenziava nettamente Rita De Santis, grande organizzatrice del tutto perché risiede a Ghedi, ma soprattutto perché è… un tornado! Aveva preso gli accordi con l'Amministrazione Comunale, provveduto ad alloggiare a casa sua o presso famiglie amiche chi veniva da fuori, prenotata la cena in un agri-turist semplice ma genuino, dove ci ha portato un pullman guidato da suo figlio e chissà quant'altro. Ma poi gli interessi, la vivacità, la spontaneità… è l'autrice di un libro molto bello che è fra quelli da noi raccomandati: Il nuoro, cooperS editrice. La prefazione è di Adele Faccio, non so se mi spiego!

Il congresso vero e proprio è stato impegnativo e interessante per il livello degli interventi degli ospiti e dei rappresentanti delle associazioni Agedo, e per il dibattito sulla indispensabile riorganizzazione.
Don Franco Barbero per le comunità cristiane di base e Gianni Geraci per gli omosessuali credenti hanno parlato della posizione ufficiale della Chiesa, tradizionalmente omofobica e non a passo con la storia, perché estranea al dibattito dei teologi e delle comunità che è invece estremamente aperto.
Più fervido il primo (“dove c'è amore c'è Dio”), più analitico il secondo (“ La Chiesa rischia di dire parole vuote”), hanno offerto ai gay credenti una speranza di riconciliazione con la grande Madre-matrigna. Non sono credente e sono rimasta perplessa, ma capisco che rimanere se stessi e camminare con gli altri nella stessa direzione è un grande conforto.
Paola Dall'Orto ha espresso benissimo ciò che tutti sentivamo: l'importanza di conoscersi e anche di essere insieme per accrescere la nostra forza. Ha poi elencato ciò che l'Agedo ha realizzato a livello nazionale nei dieci anni dalla sua nascita: la rete telematica, il video di Claudio Cipelletti Nessuno uguale ormai tradotto in molte lingue e utilizzato nelle scuole anche cattoliche, la collaborazione con Gay.tv, con “Pride”, gli interventi a trasmissioni televisive, l'apertura di nuove associazioni in tutta Italia, la fondazione di Euroflag con i contatti internazionali e il progetto in attuazione. Ha concluso sottolineando le difficoltà che l'Agedo incontra nella sua organizzazione: siamo cresciuti e dobbiamo darci un nuovo assetto.
Molto interessante l'intervento di Giovanni Dall'Orto, in qualità di storico del movimento gay, perché ricco di spunti per la mia e vostra riflessione. Ho molto apprezzato la sua capacità di cogliere in una crisi generale (i cui sintomi sono stanchezza, sfiducia, frammentarismo e rissosità), anche i segni di un'evoluzione verso una società migliore: si abbassa l'età del coming-out, gli adolescenti cercano interlocutori nelle sedi dell'Arcigay, si delinea un nuovo concetto di famiglia, più giovani gay si orientano verso la stabilità di coppia. Punto fermo, l'Agedo che, con la sua politica apartitica e trasversale, ha un percorso lineare, obbiettivi precisi ed entra dove il movimento gay non può entrare, per esempio nella scuola.

I rappresentanti delle associazioni, concordi sugli obiettivi e i metodi, hanno presentato condizioni ambientali diverse per tessuto sociale e rapporto con le istituzioni.
Solo, ma intrepido, un padre di Sassari lotta per la conquista di diritti che sono di norma riconosciuti a qualunque cittadino, e lo fa per se stesso, non solo per i suoi due figli, contro palesi e meschine ingiustizie.
Una madre di Torino, invece, con scioltezza e spontaneità ovunque la chiamino.
Una famiglia da Palermo, unita da un afflato quasi mistico, appoggiata ad un centro sociale, svolge un'ottima missione verso i giovani e nelle scuole e soffre della sua inadeguatezza riguardo alla prostituzione minorile. Quadri e personaggi molto diversi, ma, se non ci fosse l'Agedo