Spazio Agedo su Pride - dicembre 2002
A cura di Maria Rosario Paci

TOC TOC

Nel numero di ottobre ho chiesto un segnale di presenza ai miei fantomatici lettori e la risposta è puntualmente arrivata in forma di una lunga e-mail con oggetto "Toc toc!". Puntuale non è la mia risposta, ma solo per motivi editoriali. È una lettera significativa e mi dispiace doverla un po' tagliare. Eccola:

Buonasera signora Paci,
ai lettori della rivista (sapesse che imbarazzo se lei, dalla sua foto francobollo, vedesse in che genere di situazioni a volte si leggono quelle pagine!) chiede di farsi vivi.
Io ci sono, quella rubrica la leggo, e talvolta divertito, come in qualche numero fa, in cui si discorreva di sindachesse a braccetto della Dall'Orto Mamma. Se le serve per le sue statistiche, io ho 31 anni, laureato in chimica, da qualche tempo vivo e lavoro in provincia di Varese. Ho un compagno di 40 anni, che non vive però qua, ma vicino a Roma e ci si vede con una frequenza almeno mensile. La mia famiglia a Palermo sa di me per averglielo detto io. Il mio Alberto è spesso ospite, benvoluto, a casa mia quando sono in Sicilia anch'io. A Capodanno e a Ferragosto era con me anche nelle feste con vari parenti.
Se in queste occasioni hanno capito, bene. Se invece no, non mi ci metto nemmeno. Ai miei, a mio padre almeno, non penso di dover chiedere altro.
Io, per parte mia, ho buoni rapporti con sorelle e fratelli di Alberto. Il fratello più piccolo, più giovane di me di un anno, mi chiama cognato. Il mio coming out (a me stesso prima, e ai miei pochi mesi dopo) non risale a molto tempo fa, ma al 1997-98. I miei amici di "prima", etero per lo più, sono anche i miei amici più affezionati di adesso.
Da dire che nel corso di questo processo di autoconoscimento/accettazione (piuttosto lungo, ammesso che finisca mai, doloroso e sofferto da elaborare -- ma mai ho pensato al suicidio o cose del genere) proprio Internet, con le prime chat (e parlo del 1996) è stato uno strumento necessario e decisivo. Era il confronto con gli altri da ogni dove nel mondo. Proprio in chat conobbi il ragazzo i cui genitori avrebbero aperto, poco dopo il suo coming out, l'Agedo a Palermo. Non c'è dubbio che venire allo scoperto con sé e condividere con chi ti sta attorno migliora la qualità della vita, anche se certi riflessi condizionati permangono anche dopo avere sfilato in dieci o cento Gay Pride.
Cosa dovrebbe fare la rubrica? Non so, forse il contesto non è quello giusto, nel senso che da lì di certo non raggiunge i ragazzini che più avrebbero l'esigenza di un aiuto. Sicuramente la rubrica può tenerci informati sulle iniziative, ma anche dando a noi gay "navigati" suggerimenti tecnici su come indirizzare giovani amici a farsi aiutare da una struttura come la vostra. Mi spiego: io stesso sono stato aiutato nel mio coming out da uomini che conoscevano questo processo, ma io volevo uscire, quindi si è trattato di cercare la gente giusta per avere i giusti stimoli. A mia volta mi è capitato di dare una mano (magari col semplice esempio) ad altri ragazzi a venir fuori a se stessi e in famiglia, o parte della famiglia. Ma anche in questo caso la volontà loro c'era già. Perciò, se vuole, è stato relativamente facile dare una mano.
Altre competenze, immagino, richiede un giovane "diverso" e "anormale" che dell'esempio e basta di un "vecchio" come me non sa che farsene. E forse è qua che l'Agedo può dire, a tutti noi, come comportarsi. Spero di esserle stato utile. A presto.
Giovanni Calderone

Caro Giovanni, la sua lettera mi ha molto confortata sia per l'approccio spiritoso e quasi affettuoso, sia per l'autobiografia e l'autoritratto che ne risultano. Lei è un ragazzo apposto e ha costruito la sua realtà non senza dolore, ma impegnandosi per diventare la persona che è, autosufficiente e appagata. Deve essere dotato di un temperamento socievole ed equilibrato, oltre che della volontà su cui insiste, altrimenti non avrebbe saputo conservare le vecchie amicizie e i rapporti con i familiari inserendovi nuovi e diversi affetti. La sua ricerca dell'identità, pur travagliata, è stata sostenuta dalla esigenza morale di chiarezza ed onestà verso se steso quanto verso gli altri.
Senza toglierle alcun merito, devo dire che lei è stato anche molto fortunato a incontrare le persone giuste e a potersi proporre con sicurezza al momento del coming out. Altri, più giovani, più incerti, più deboli di lei, si sono trovati allo scoperto, sbeffeggiati dai compagni, accusati e respinti dai genitori. Mi sembra che lei ne sia consapevole, quando parla dei ragazzini che ha aiutato, perché volevano essere aiutati.
Il vero drammatico problema sono gli altri, che potrebbero incontrare persone sbagliate e rovinarsi la vita. Sensibilizzando la scuola e la famiglia a cogliere il disagio degli adolescenti che si manifesta in varie forme (violenza, bullismo, omofobia, disimpegno, isolamento, droga, abbandono scolastico) e a educare al rispetto delle diversità, l'Agedo pensa di avere intrapreso la strada giusta: l'unica che consenta ad ognuno di essere se stesso rispettando gli altri. Purtroppo il cammino è lungo e incontriamo resistenze perché in Italia persino la scuola pubblica è spesso confessionale e le famiglie si chiudono in se stesse.
Quanto alla rivista che mi ospita, non mi aspetto che la leggano i ragazzini. Persino gli adulti che la sfogliano è più probabile che si soffermino sui messaggi o sulla pubblicità che sugli articoli, che sono invece molto validi. D'altra parte ogni cosa ha la sua funzione e anche il mio messaggio da là può arrivare a destinazione.
Una persona adulta e corretta come lei insegna moltissimo con il suo esempio, se non altro cancellando l'immagine omosessualità = inconfessabile vergogna. Quanto alle letture adatte può trovarle nelle librerie o chiederle all'Agedo di Milano. Le consiglio Figli diversi di Giovanni e Paola Dall'Orto, manuale con due frontespizi: l'uno per i figli e l'altro per i genitori.

 

NOTIZIARIO AGEDO

Il 21 ottobre Claudia Toscano, in rappresentanza dell'Agedo, ha assistito alla stipulazione del Pacs fra Alessio De Giorgi e Christian Panicucci all'Ambasciata di Francia.

Il 30 ottobre TVRS di Recanati ha mandato in onda un'intervista telefonica a me rivolta, come rappresentante dell'Agedo, sul "matrimonio gay". Ho avuto modo, dato il garbo del conduttore, di precisare con chiarezza il significato del Pacs e i diritti che le coppie di fatto (omosessuali e non) attendono che vengano loro riconosciuti.

Il prossimo 12 dicembre ci sarà la tradizionale festa di autofinanziamento dell'Agedo presso il bar "Recycle" di Milano. Quest'anno è lo scrittore Matteo B. Bianchi (amico di lunga data dell'Agedo) a ricoprire il ruolo di "testimonial". Le mamme porteranno ottimi e abbondanti cibi cucinati con le loro mani e cureranno gli addobbi. Le bevande potranno essere acquistate presso il bar, il costo della cena sarà 10 euro (interamente devoluti all'Agedo). Ci sarà anche un banchetto-mercatino di oggettistica varia e brocantage. Il "Recycle" si trova in via Calabria 5 (vicino allo scalo Farini), per informazioni tel. 338 4266497.