Gentili signori,
ho 28 anni, vivo in provincia e lavoro a Milano. Ho scoperto tardi l'amore, quello da batticuore intendo, circa un anno fa, per caso, sul treno Milano-Torino di ritorno da un viaggio di lavoro.
È bastato un gioco di sguardi, un timido approccio ed è nato un rapporto assolutamente degno d'essere vissuto. Si è creata subito una grande sintonia, un affetto, un rispetto; un rapporto fatto di tanti momenti condivisi, piccole vacanze, letture, concerti, lunghe chiacchierate in macchina. Il nostro rapporto è cresciuto e si è consolidato malgrado timori, ansie, preoccupazioni, mezze verità, inevitabili compromessi di un rapporto omosessuale che la società non sa cogliere pienamente nella sua. Lui è come me, è fatto proprio per me, entrambi laureati in economia, valori simili e stesso contesto sociale e culturale: una famiglia cattolica e "cristianamente" ispirata. Entrambi figli modello, mai nessuna preoccupazione, nessuna litigata, entrambi vittime delle aspettative delle nostre madri che ci vedrebbero con affetto laureati, sposati e con figli. In fin dei conti come dare loro torto?
Non abbiamo mai provato il piacere della serenità totale, della felicità, perché quelle che sono per le nostre madri aspettative, sono per noi pie illusioni.
Il rapporto quindi non si è mai aperto al mondo ma ne è sempre stato vittima, in qualche modo. Vittima di occhi indiscreti, vittima della paura di essere scoperti, vittima di essere mal interpretati. È un rapporto vissuto nell'ombra e nell'ombra si è consolidato, dando il meglio dei suoi frutti. Insieme abbiamo condiviso i sensi di colpa e le preoccupazioni circa il futuro desiderato.
Giovedì sera si è creata una rottura epocale nella vita della persona che amo. Sua madre legge una mia lettera scritta tempo fa e si apre il dramma. Il sogno di una madre viene infranto in quelle poche righe, pianti, sensi di colpa, accuse, richieste di troncare il rapporto, proposte di cure per superare la "malattia".
Sono tante le sensazioni che hanno accompagnato questo weekend senza di lui. Non ci siamo visti fisicamente ma è sempre stato, veramente in ogni istante, nei miei pensieri. Ho sofferto con lui e per lui, e non solo per lui, perché il nostro rapporto è stato nuovamente messo alla prova, ancora una volta.
Sono approdato alla vostra associazione un po' per caso, mi ha colpito e attirato la possibilità di un confronto con chi è genitore e ha vissuto la non facile scoperta di essere madre o padre di un figlio "diverso" anche se nell'essenza "uguale". Ci interroghiamo entrambi su come gestire questa situazione nuova e drammatica. Non vorremo far un passo falso, per timore di ferire ulteriormente, per timore di essere troppi duri o per converso alimentare false illusioni su presunte "guarigioni miracolose" che nessuno dei due desidera. Cerco e cerchiamo un momento di incontro, di dialogo, di conforto, di scambio con chi ha esperienza da condividere al fine di aiutarci a conciliare quello che fino a questo momento sembra essere veramente inconciliabile.
Gio
Caro amico, la tua lettera può offrire molti elementi positivi alla riflessione mia e, soprattutto, dei lettori. Sei innanzitutto una persona limpida e onesta, degna di vivere alla luce del sole la tua bella storia d'amore. Analizzi acutamente il tuo stato d'animo sia nella gioia sia nel dolore e non posso non partecipare anche emotivamente a quanto racconti.
Per questo mi permetto di darti un consiglio: preparati intimamente a confidarti con la tua famiglia, non aspettare con angoscia un momento che ritieni inevitabile. Hai molti punti a tuo vantaggio: sei un figlio modello, hai dato soddisfazione nello studio, nel lavoro, nel comportamento; ciò è anche merito dell'ambiente in cui sei cresciuto, ma è soprattutto merito tuo.
Secondo me ti devi confidare, perché mi sembra che in questo momento tu senta la reticenza come ipocrisia e ti pesi come una colpa. Inoltre tu non chiederesti aiuto, né consigli o assoluzione, ma solo una riconferma del legame familiare.
Hai realizzato le aspettative della mamma: manca solo che tu abbia un amore durevole e felice, ma la scelta spetta solo a te. Anche se tu avessi trovato la brava ragazza dei suoi sogni, non ci sarebbero state garanzie di felicità, amore indissolubile e nipotini. Questo sarà più difficile farglielo accettare, ma ricordati che stereotipi e pregiudizi appaiono così radicati solo perché raramente capita di doverli rivisitare e scoprire che sono fondati sulla sabbia e non sulla roccia!
Se il tuo compagno è più fragile, perché è in mezzo alla bufera, forse sei tu che devi dargli un esempio di forza d'animo. Ti ho forse sopravvalutato? Per te è più confortevole l'ombra in cui il vostro rapporto è cresciuto? Pesano tanto su di te, i condizionamenti sociali, da sentirti vittima?
In un primo tempo non avevo dato troppa importanza a questi accenni, perché mi sembravano una sfumatura romantica adatta alla tua storia ed è anche vero che il mondo può essere molto cattivo, ma in esso dobbiamo vivere coscienti dei nostri diritti. Penso che tutti i genitori dell'Agedo ti risponderebbero allo stesso modo, perché tutti hanno vissuto traumaticamente l'impatto con l'omosessualità del figlio o della figlia per arrivare alla stessa conclusione: è sempre nostro figlio, niente incrina le sue buone qualità, ci ha già dato molte soddisfazioni e seguiterà a darcene e, soprattutto, deve essere se stesso per essere felice e la famiglia deve sostenerlo. Ricordati che tutti i genitori imparano molto dai figli.
Mi auguro che qualche lettore si metta in contatto con te tramite questa pagina. Sarei contenta di risentirti e ti ringrazio, intanto, di aver cercato nell'Agedo un dialogo e un confronto.
Un abbraccio, Maria Rosario Paci
NOTIZIARIO AGEDO
Solo per stomaci forti il libro di don Stefano Teisa, docente presso l'Istituto di teologia di Ivrea, Le strade dell'amore, ed. Città Nuova. Ha ottenuto ampi consensi presso la Conferenza Episcopale Italiana, ma alle famiglie che cercano una risposta all'omosessualità di un loro membro può fare molto male, perché è evidentemente omofobico e basato su pregiudizi antiquati. Lo ha espresso molto bene Laura Mariotti (Agedo Torino) in una lettera al direttore della "Stampa".
A Padova fra le attività di dicembre del circolo Tralaltro è stato proiettato il video Nessuno uguale di Claudio Cipelletti, prodotto dall'Agedo e nella manifestazione "W la mamma!" il gruppo giovani è stato lieto di ospitare Elena De Rigo, referente dell'Agedo.
Il video è stato anche proiettato a Torino, presenti Laura Mariotti e Roberto Del Favero, per iniziativa delle biblioteche civiche in collaborazione con l'Agedo e il Coordinamento gay, lesbiche, transessuali.
A Bologna presso il liceo Copernico è iniziato un corso di formazione per docenti. Prevenire, individuare e affrontare eventuali situazeioni di disagio e di discriminazione tra gli alunni in generale e in particolare nei confronti dei giovani omosessuali richiede infatti specifiche competenze. Lo "sportello", già attivato da tempo al Copernico si avvarrà dell'opera degli insegnanti già formati. Il progetto "Differenti ma uguali" è di Sergio Lo Giudice, docente di storia e filosofia presso lo stesso liceo, ma anche presidente nazionale di Arcigay e molto preparato in questo campo.