Educare il mondo
In questi giorni difficili che ci scuotono l'animo con sensazioni di paura per la guerra che sembra inevitabilmente dover esplodere tra non molto e per il terrorismo riapparso nel nostro presente, ho avuto l'impressione, e non penso di essere la sola, che tutto questo movimento abbia anche finalmente riportato la gente a tirar fuori quello che per troppo tempo è rimasto confinato dietro il vivere “leggero” di questi ultimi anni.
Vengo da una strada che ha percorso gli anni del '68: in quei tempi, aldilà dei movimenti estremisti, era facile tirare fuori tutti i nostri sogni, aspettative e valori per cercare di creare un mondo migliore per noi e per i nostri figli. Un mondo che avesse al centro la persona con tutti i suoi diritti.
Si cominciava allora in Italia a parlare di donne, di diversità, di omosessualità. Buona parte della mia generazione è cresciuta con queste idee, io prima come studentessa poi come insegnante ho avuto la fortuna di capire la strada più giusta per impostare la mia vita, quella che in seguito mi ha dato modo di arrivare all'Agedo.
Per le ragioni che ora vediamo forse con maggiore chiarezza, questa strada è stata persa, e proprio quello che era lo strumento che maggiormente serviva per costruire questa società, diciamo, più evoluta, cioè la scuola, è stato erroneamente lasciato in disparte.
Ora, ritornando a quello che sta accadendo adesso, finalmente si comincia a capire quanto è importante ritornare sulla strada giusta per costruire un mondo più giusto. Ieri nella mia città, come in molte altre nel mondo, c'è stata una fiaccolata per la pace organizzata dal Comune. Sul palco le parole di una studentessa ventenne, di un ragazzo africano che da anni vive a Livorno, di un giovane entrato da poco nel mondo del lavoro, hanno scandito quanto sia importante, per liberarci dalla paura, il compito educativo della famiglia e della scuola che devono aiutare a crescere nel rispetto e apprezzamento di tutte le diversità, in quanto ricchezza, e l'impegno a riportare l'educazione a lavoro di formazione che non abbia come base la rivalità e la competitività portate agli estremi.
Il Sindaco (Dr. G. Lamberti) ha poi ringraziato dicendo che Livorno per questo percorso può contare sull'esistenza e il lavoro di associazioni e centri che hanno nel loro impegno dimostrato di voler aiutare la città in questa crescita e tra le associazioni ha citato anche l'Agedo.
Capite quanto questo sia importante per noi: sono entrata a far parte di questa associazione perché ho capito quale importanza avesse l'essere presente come famiglia nella battaglia per i diritti degli omosessuali, adesso spero che queste idee che stanno maturando facciano sì che più genitori, parenti, amici, insegnanti si uniscano a noi.
Spero anche che adesso sia più chiaro a tutti qual è il lavoro della nostra associazione, cioè aprire porte in più e dare una visibilità corretta delle nostre famiglie e della nostra genitorialità. Naturalmente per quelli che lo possono fare spero che ci sia un incoraggiamento a impegnarsi in questo lavoro, coinvolgendo magari anche i loro cari.
Un bacione: Mila
Agedo. dopo dieci anni
Domenica 16 marzo si è svolta a Milano la festa per i dieci anni dell'Agedo.
Uno degli amici che hanno aiutato molto l'Agedo in tutti questi anni, l'avvocato Ezio Menzione, ci ha mandato questa bellissima lettera di saluti che ci fa piacere pubblicare:
Carissime, carissimi,
purtroppo domani non ce la faccio a venire. Ma spero in qualche modo di essere presente nei vostri festeggiamenti, così come in mente mia vi penserò.
E mi ricorderò che sono più o meno dieci anni che ci conosciamo e collaboriamo.
Io da qualche anno mi interessavo di diritti degli omosessuali e voi, fin dall'inizio, vi siete trovati a scontrarvi da un lato col muro del silenzio (quello ottuso, quello di chi di certe cose non vuole proprio parlarne) e dall'altro con una situazione normativa in cui i vostri figli vengono tenuti privi di diritti fondamentali: primo fra tutti il diritto pieno e riconosciuto ad un'affettività capace di accompagnarci per una vita intera. Un diritto che sembra così ovvio per tutti, e che invece ovvio e riconosciuto non è affatto (né ci consola certo il fatto che in altri Paesi e in altri contesti sociali tale diritto non sia riconosciuto nemmeno a tutti gli etero).
Da allora, di strada ne abbiamo fatta. Non, purtroppo, sul terreno (che è quello mio) della normativa: lì siamo rimasti al palo (eccetto per quanto riguarda la discriminazione sulla donazione di sangue, poca cosa, ma significativa), ma su quello (che è più tipicamente vostro) del riconoscimento sociale: su quello sì, siamo andati assai avanti.
Non sto a tessere gli elogi su di voi. Sarebbe piaggeria. Ma certo quando vedo le mamme del sud, recentemente acquisite, ancor più impegnate di quelle del nord, be', insomma, mi rincuoro. È anche grazie a voi se son stati fatti quei passi avanti.
Vorrei solo sottolineare due cose, dare due consigli (non richiesti, ma mi impiccio sempre delle faccende altrui!):
- Non date retta a chi dice che ormai la questione dell'omosessualità è superata, che etero e omo siamo tutti uguali, che è inutile attardarsi e che anzi in quanto questione non esiste proprio più. È solo un modo di farci abbassare la guardia per mantenere vecchie (ed aggiungere nuove) discriminazioni, magari dislocandole su terreni diversi; ma sempre della vecchia disuguaglianza si tratta.
Vedi, cara Paola, vedete cari amici, un ragazzo e una ragazza omosessuali hanno grossi problemi, possono arrivare persino a suicidarsi; ma poi, se vanno avanti, in qualche modo imparano a convivere con se stessi e con chi li circonda. Gli omosessuali sono sempre stati dei maghi nelle strategia di sopravvivenza, anche in tempi più bui di questi (vale a dire, fino a ieri l'altro!). Ma voi, proprio perché sapete leggerlo, siete i testimoni di quel dolore del vostro figlio e della vostra figlia e, per questo essere testimoni, consapevoli non c'è una strategia per superarne il disagio e la sofferenza. Per questo l'impegno dei genitori (e fratelli e amici) di ragazzi omosessuali spesso dura anche più che non l'impegno degli omosessuali stessi, singolarmente presi.
Mi viene in mente quel passaggio del bellissimo racconto con cui esordì David Leavitt, Territorio, in cui il protagonista scende dall'aereo e trova le madri di un'organizzazione come la vostra che stanno raccogliendo firme per la causa: “solo le madri”, dice più o meno il racconto,”hanno la tenacia per condurre ancora simili battaglie”.
- E poi, questi figli (e la società che sta loro attorno) vogliamo farli crescere, sì, equilibrati, realizzati, con tutti i diritti che a loro competono, ma vogliamo anche educare loro (e la società che sta loro intorno) a valori essenziali come la solidarietà e, soprattutto, la pace?
Non voglio certo rovinarvi la festa ricordando l'incubo che ci sovrasta. Ma non riesco a non pensarci e mi aspetto che anche su questo fronte abbiate tutta la sensibilità che vi conosco.
Ma ora basta. Godetevela, brindate e consideratemi al vostro fianco. Ci aspetta una faticata di altri dieci anni!