Spazio Agedo su Pride - giugno 2003
A cura di Mila Banchi

Genitori si nasce o si diventa?
L'anno passato ho partecipato come rappresentante dell'Agedo a un percorso di formazione per le famiglie affidatarie (organizzato dal Centro affidi di Firenze "Istituto degli Innocenti") sulla nascita di un affido e su come prepararsi all'arrivo di un bambino, in famiglie con o senza figli. La presenza della nostra associazione è stata voluta dal Centro affidi, trovatosi in difficoltà nel trovare una sistemazione per un adolescente definito “difficile” per le sue tendenze sessuali, e quindi facilmente rifiutabile dai possibili genitori affidatari. Fortunatamente in questo caso il Centro affidi di Firenze ha pensato in maniera intelligente a come fare qualcosa di positivo per l'episodio, ma anche a come cogliere l'occasione per parlare d'una genitorialità vera e matura, che abbia quindi una preparazione anche nel discorso sull'omosessualità, che consenta di non perdere di vista il ruolo della famiglia.

I sei incontri (dei quali uno, "Accettare la storia del bambino affidato come riconoscimento della sua identità", dedicato interamente alla nostra associazione) ci hanno consentito una partecipazione e uno scambio di opinioni con altre associazioni e con persone che non avevano mai affrontato questo tema, e che quindi hanno dichiarato il loro stupore per essersi rese conto di non aver mai pensato all'omosessualità dal punto di vista della famiglia, né come genitori né come figli. Certo ci sono stati anche momenti di rigidità, ma mai di chiusura.

Vi ho raccontato tutto questo perché su questo argomento mi piacerebbe sentire quello che ne pensate voi. Credo sarebbe giusto, nella possibilità di un'altra occasione del genere, far sentire con maggior forza l'opinione dell'Agedo non solo come pensiero di un genitore ma anche per quelli che sono i desideri dei figli.

Voglio anche raccontarvi un episodio sempre legato a questo tema. Qualche giorno fa una conoscente che da poco tempo è divenuta genitore a seguito d'un affido, mi ha descritto le noie di questa situazione, dicendomi di quanto spesso s'ammali il piccolo, di quanto sia capriccioso ogni volta che passa un periodo con la sua famiglia di origine… Vedendomi forse un po' contrariata si è allora ricordata della mia attività e mi ha chiesto cosa ne pensassi dell'adozione o dell'affido alle persone sole o alle coppie omosessuali.
Non ho dato una risposta come lei si aspettava ma ho parlato di come due cari amici che vivono insieme da anni vivano in un clima di serenità nella loro casa, di come un'amica riesca a conciliare perfettamente il proprio ruolo di madre, donna e lavoratrice pur essendo sola, di come mio figlio sia uno zio responsabile e presente, e tutto questo non è perché i miei amici, la mia amica, mio figlio sono omosessuali, ma perché sono persone tranquille e mature. Per me la vera differenza sta nella consapevolezza che ha una persona nel decidere d'essere genitore: penso che potenzialmente sia un ottimo genitore anche chi decide di non avere figli, perché crescere insieme a un figlio dev'essere un atto di amore, e l'amore come si sa va poco d'accordo con l'egoismo e la superficialità, quindi non è da poco sapersi misurare.

Per me dunque ben venga l'adozione o l'affido per chi vuol essere genitore, i requisiti però devono essere uguali per tutti, eterosessuali e omosessuali, ricordandosi inoltre che l'adozione è finalizzata principalmente al bambino.
Fatevi sentire.
Un abbraccio.

Due lettere sul caso di don Franco Barbero
Caro don Franco, così caro a noi dell'Agedo (che per la nostra attività ci rivolgiamo a persone che, se credenti, hanno più che mai bisogno del conforto della Fede e della parola di un Amico, di un compagno in un difficile cammino, di una guida, di un Pastore vicino e conforme allo spirito che guidava Gesù tra i bisognosi, i poveri, gli esclusi). Siamo veramente dispiaciuti e profondamente offesi, caro don Franco, per il trattamento che le è stato riservato da "Madre" Chiesa, "premio" e suggello dei suoi quarant'anni di sacerdozio, di cura delle anime e di studio ininterrotto a servizio dei fedeli di Cristo.
Veramente madre la Chiesa, in questa circostanza, ma di tipo punitivo e coercitivo: l'ha condannata ed esclusa senza darle alcuna possibilità di difendersi. Per paura? Forse.
Con indifferenza? Sicuramente.
Noi, che ci occupiamo di "esclusi", veniamo esclusi a nostra volta se non applichiamo la rigida regola dell'obbedienza cieca, se rivendichiamo il nostro spirito critico, se ci riappropriamo (con tanta fatica, ci tengo a precisarlo) delle nostre precise responsabilità.
E perché lo faremmo? Non è forse l'amore che ci spinge ad occuparci del nostro prossimo?
Lei, don Franco, riceve ogni giorno dal Signore il premio di una coscienza tranquilla e tersa, ogni giorno dai suoi amici e protetti affetto, pensieri e preghiera.
Siamo con lei, le saremo sempre vicini e continueremo a ringraziarla per tutto ciò che ha fatto, va facendo e continuerà a fare per tutti noi.
Con grande stima e affetto, a nome dell'Agedo tutta,
Marialuisa Bellavia

Cara amica, la cosa più importante è che, non essendoci più i roghi, possiamo continuare il nostro cammino in tutto e per tutto, come prima e meglio di prima. Questo non è proprio il tempo di mollare i nostri impegni e di chiuderci nel silenzio. Quando il Vaticano ordina di tacere è segno che probabilmente stiamo parlando nella direzione giusta. Ho faticosamente e gioiosamente imparato a parlare e scrivere con franchezza e nessun gerarca vaticano può mettermi la museruola. Le dolci emozioni di amore e di libertà che fanno palpitare i nostri cuori vogliano farsi sentire e diventare parola, canzone, festa nonostante le macerie e il sangue di questa guerra.
Mi saluti tutti le persone dell'Agedo che ha occasione di incontrare. Riconfermo il mio impegno con voi e vi assicuro che non mi hanno spento il sorriso e non mi hanno gelato il cuore.
Mi sento pieno di fiducia in Dio e nelle persone e assaporo una serenità di cui sono io stesso stupito. Andiamo avanti…
Con grande affetto e con un forte abbraccio.
don Franco - Associazione Viottoli (Comunità cristiana di base), tel. 0121322339 e 0121500820 -
info@viottoli.it - http://www.viottoli.it

Lettera di una madre
Ho letto la relazione che ho trovato nel sito dell'Agedo su "adolescenza e omosessualità" e mi è stata di grande aiuto.
Ho saputo con certezza solo tre settimane fa dell'omosessualità di mio figlio di diciannove anni. Dico con certezza, perché da sempre il dubbio c'è stato: tante volte ne avevamo parlato insieme, ma lui aveva sempre negato. Ma proprio tramite Internet ho scoperto, involontariamente, che lui frequentava siti gay, trovava le persone da contattare e si faceva contattare tramite i "profili" (così li chiamano) e questo mi ha sconvolto!
Nello stesso tempo ho capito la sua disperazione e il suo bisogno di relazionarsi con persone come lui, ma con che rischio!
Dato che in quel momento lui era fuori città, ho pensato che fosse proprio con un uomo! Questa è stata la grande paura e la parte che faccio più fatica ad accettare… ma posso già dire “facevo più fatica”.
Quando il giorno dopo è tornato a casa, gli ho chiesto di dirmi tutta la verità. Ed è stata un'inondazione! Mi ha detto che è gay, che ha sempre saputo di esserlo e che è innamorato di un uomo.
Mi ha raccontato le sue esperienze, negative e non, e che l'unico modo per provare se stesso, per conoscersi, per sentirsi accettato era stato quello di mettersi in contatto tramite i siti.
Mi ha detto tante altre cose e parlato delle tante sofferenze, che comunque non mi erano passate inosservate. È stato come se un velo venisse tolto da ciò che già io avevo visto.
Il giorno precedente ne avevo già parlato con mio marito e l'altro mio figlio di ventotto anni. Ci eravamo già preparati a questa eventualità. Quando mio marito la sera è arrivato a casa (aveva pianto tutto il giorno), lo ha abbracciato e baciato e gli ha detto che non doveva più soffrire!
Nonostante tutto questo, la prima settimana mi sembrava d'impazzire, e mi sono rivolta ad una psicologa dell'area giovani del nostro quartiere.
Giovedì scorso ho avuto il colloquio con lei e mi è stato di grande aiuto. Giovedì prossimo andrà anche mio figlio.
Devo dire però che più di tutto mi aiuta fare ricerche, leggere relazioni, lettere. E tutto quello che riesco a trovare su internet: ho capito di non essere sola, ho capito che non è una “brutta cosa”, ho capito che ho un figlio speciale!
Naturalmente i momenti tristi ci sono e le preoccupazioni non mancano, ma è come aver iniziato un sentiero accidentato, ma che ti può portare in un bel luogo.
[Lettera firmata]