Nessuno ci convincerà più a discriminare i nostri figli. Grandi mamme crescono a Palermo
apparso su "Pride" - luglio 2004

di Carmine Urciuoli

Dal 1998 ad oggi l’Agedo di Palermo (Agedo Pa nel testo) ha fatto passi da gigante. Nato dall’iniziativa di Francesca Marceca e consorte dopo aver constatato che non esisteva in Sicilia alcuna associazione per genitori di omosessuali è oggi una delle sedi Agedo più attive in Italia con in media un contatto telefonico al giorno, 4 incontri individuali ed uno di gruppo a settimana con specialisti che lavorano stabilmente in associazione. Nel 2003 il Comune di Palermo (retto da Forza Italia) ha finanziato un progetto di Agedo Pa per il supporto a famiglie e persone omosessuali. “Nel corso di questi anni”, ci dice Francesca Marceca, ”sono stati numerosi i corsi di formazione per docenti svolti da noi, anche a livello universitario, e molti gli incontri con alunni di scuola media inferiore”, per questo Agedo Pa ha vinto il premio Basile 2002-2003 per la migliore formazione ai docenti della media inferiore e la scorsa estate è stata tra i promotori di un progetto europeo ad Erice contro la discriminazione. A Palermo, dove esiste un solo locale gay, una sede Arcilesbica e nessun Arcigay, “i pregiudizi e l’ignoranza continuano a persistere”, ci dice Antonio, un giovane collaboratore di Agedo Pa, ”i preconcetti si trovano spesso anche nei più giovani. Una parte dei gay, i più grandi, si ghettizzano nei locali per vivere di nascosto la propria omosessualità e mimetizzarsi poi da eterosessuali di giorno. Altri, le nuove generazioni, vivono la cosa più apertamente ed iniziano a diffondersi le comitive miste gay-etero”.

Abbiamo rivolto alcune domande alla presidente di Agedo Pa Francesca Marceca.

Che tipi di persone sono i genitori attivisti di Agedo Pa?
Siamo genitori comunissimi, molto impegnati tra casa, figli e lavoro. Ritagliamo con fatica il tempo per il volontariato ma perseveriamo, consapevoli della necessità del nostro impegno. Ciascun genitore nell’Agedo collabora sostenendo altri genitori in difficoltà, soprattutto quelli che da poco tempo sono venuti a conoscenza della dimensione affettivo-relazionale omosessuale dei propri figli e desiderano un confronto con chi questa situazione ha già vissuto e superato. Un grande aiuto in verità lo danno i nostri figli e i loro amici che ci supportano nelle attività secondo le necessità e le proprie competenze.

Quali sono i problemi della città?
Palermo ha visto attraversare le proprie terre da tanti popoli ed ha appreso una tolleranza indifferente, per sopravvivenza. Manca un coinvolgimento attivo della cittadinanza nel farsi carico dei problemi di vita di una fascia di popolazione che ancora non gode di uguali diritti e pari opportunità, ed è a ciò che noi, in collaborazione con le associazioni GLBT, miriamo. Un grande problema per i ragazzi qui è il lavoro che manca e impedisce a coloro che hanno gravi problemi in famiglia di crearsi una vita autonoma più dignitosa e serena. La mancanza di lavoro diventa talvolta valida scusa per partire e crearsi una vita con maggiori spazi di visibilità sia nel caso di una famiglia apertamente ostile, sia nel caso di genitori affettuosi ma che temono il giudizio di parenti e vicini.

Quali genitori si rivolgono all’ Agedo Pa?
In questi anni abbiamo visto genitori di tutte le estrazioni sociali. Ci siamo accorti che non esistono fattori determinanti nella capacità di condividere e creare complicità con i propri figli. Spesso avere troppo a cuore lo status sociale che si è raggiunto con fatica conduce ad avere paura del giudizio altrui e a favorire l’allontanamento dal nucleo familiare dell’elemento destabilizzante, che ha deluso tutte le aspettative genitoriali.
Nelle famiglie tradizionali l’omosessualità maschile viene vista come un’offesa al ruolo patriarcale maschile-eterosessuale, quella femminile come un’onta da celare, da considerare “confusione momentanea” che verrà cancellata da un bel matrimonio futuro.
In questi anni ci è capitato di supportare genitori e figli che avevano sperato per anni in una “guarigione” spendendo inutili energie emotive e cifre ingentissime, e che hanno invece trovato la loro serenità nella condivisione e nella conoscenza reciproca. Per fortuna vi sono famiglie, umili e non, che sanno accogliere i propri figli omosessuali in un caldo abbraccio.
I momenti più belli per una associazione come la nostra sono quelli delle famiglie che tornano a sorridere. Non ne dimenticheremo nessuna.

Cosa fa nella vita la presidente dell’ Agedo di Palermo?
Sono una docente di scuola elementare e mamma di tre figli di 23, 20, 11 anni. Da quando sono responsabile dell’Agedo ho troppo poco tempo per me stessa e questa cosa mi dispiace, perciò vorrei che diritti e pari opportunità venissero riconosciuti al più presto !

Come ha reagito Francesca Marceca quando ha scoperto l’omosessualità di suo figlio?
Questo è un “ballo” d’affetto e stima reciproca che abbiamo ballato da soli; è storia privata e personale di cui siamo gelosi. Rispondo con il nostro slogan, “nessuno ci convincerà più a discriminare i nostri figli!”.

Il sito dell’Agedo di Palermo è al link www.geocities.com\agedopa.