RELAZIONE DI FRANCESCA MARCECA

Relazione di Francesca Marceca, nostra socia della sezione AGeDO di Palermo, presentata in occasione di un corso di formazione per insegnanti tenuto dall'AGeDO e dal gruppo IKEDA.

Tutti sappiamo come non sia sempre facile per docenti e genitori porsi in relazione con i ragazzi in età adolescenziale. I genitori, in breve tempo e quasi senza accorgersene, trovano dinanzi a loro non il bambino che conoscevano, dipendente quasi in tutto e per tutto, ma una persona con pensieri e volontà propri. Una persona poco conosciuta e difficile da conoscere, anche a causa dei silenzi tipici e dei comportamenti talvolta scontrosi che accompagnano l' adolescenza, poco rispondente alle nostre aspettative o all'immagine dei figli della famiglia "Mulino Bianco" che ci propina la T.V. 
Spesso diventa difficile stabilire una comunicazione vera che vada al di là del banale fluire 
delle chiacchere giornaliere. A maggior ragione, ancora più complessa è la comunicazione con i ragazzi che percepiscono dentro di se lo strutturarsi di un identità che tra le molte variabili che la costituiscono include un orientamento omosessuale. Il ragazzo, infatti, ben conscio della condanna sociale che grava sull'omosessualità, sa di non potere rispondere a molte delle aspettative genitoriali. 
In una famiglia rigida che non accetta che i figli possano proporre un io non conforme ai modelli proposti, difficilmente il ragazzo tenderà a palesare i propri pensieri; più facilmente si chiuderà in se stesso e/o assumerà atteggiamenti vari di ribellione generalizzata. In una famiglia che, per mentalità, cultura, o sensibilità, è più disposta ad accettare in generale l'alterità-specificità dei figli è più facile che i ragazzi si aprano al dialogo con i genitori. Non è certamente una coincidenza se vanno diventando sempre più frequenti le situazioni in cui ragazzi di 16, 17, 18 anni trovano la forza di confidare ai genitori questo aspetto così intimo della loro sessualità. Molto probabilmente ciò accade poichè la famiglia autorevole e con una buona capacità di interrelazione tra i suoi membri favorisce la comunicazione, mentre la famiglia di dipo patriarcale-autoritaria che imponeva il silenzio dei componenti e unicità dei modelli proposti, la inibiva.
La speranza della possibilità di un dialogo è sicuramente una delle molle che favorisce nei ragazzi l'apertura ai propri genitori. Ciò non significa che la notizia dell'omosessualità del proprio figlio non sconvolga, ancora oggi, i genitori, anche i più disponibili all'ascolto, come un fulmine a ciel sereno. Malgrado i genitori siano sufficientemente preparati ad affrontare diverse problematiche legate alla crescita, poichè la tradizione, il dialogo con altri genitori, le letture personali, trasmissioni televisive, l'opera della scuola li hanno in un certo senso aiutati, nessuno mai li ha preparati a una tale eventualità che pure esiste, è li presente e chiede una risposta. Davanti ad un figlio che chiede: Mamma, papà, come potrò vivere, quali progetti potrò fare per il futuro? (Domande, volendo, comuni a tutti i ragazzi ma molto più pregnanti e spesso drammatiche per chi dovrà fare i conti con una società omofoba), un genitore non può sfuggire alle proprie responsabilità, nè può far finta di non aver capito. In realtà, a queste domande non vi sono risposte da dare e non sarebbe, a mio parere, neanche giusto darne perchè ciascuno dovrà rispondervi da sè. E' importante, però, che i figli sappiano che i genitori "ci sono": per ascoltarli, guidarli, aiutarli, sostenerli e confrontarsi. Non si smette di essere genitori perchè il proprio figlio è gay. I genitori potranno sempre dire al loro figlio che sanno benissimo che la sua vita sarà un pò più difficile ma che, tra i problemi che dovrà affrontare, loro non ci saranno.
Un figlio che si confida chiede ai genitori, che lo hanno aiutato e ancora lo aiutano a crescere verso l'autonomia, di riconoscere e accettare quello che costituisce una parte importante del sè. Se educare non è costringere entro unicità di modelli, rigidi e prefissati, ma è favorire lo sviluppo psico-sociale individuale, nel rispetto di sè e degli altri, non si può ignorare ciò che il ragazzo comunica.(Un discorso analogo può essere fatto per la scuola, 
quando a raccogliere la confidenza di un ragazzo non siano i genitori ma uno o più docenti.) .Diviene, allora, importante saper riconoscere e incontrare "l'altro da noi" con la coscienza che il figlio che si è voluto, curato, educato è una persona autonoma, unica e irripetibile, differente dai genitori sia per caratteristiche biologiche sia per vissuti. I genitori hanno una grande opportunità, se sanno coglierla, poichè una differenza forte come l'omosessualità insegna a saper vedere, ascoltare i figli, tutti i figli, dando loro dignità di persona, rispettandoli per quello che sono e non per quello che vorremmo che fossero. La coscienza del diritto dei figli all'alterità aiuta sicuramente tutti i genitori, specialmente quelli che evono includere l'omosessualità o altre differenze tra i fattori che vanno a costituire l'identità in crescita del proprio figlio. Dall'esperienza dell'Agedo risulta che solitamente l'età in cui i ragazi giovani hanno il coraggio di confidarsi con i propri genitori si aggira sui 16-17-18 anni, forse perchè è questa l'età dell'autoriconoscimento; cosciente che avviene attraverso fasi alterne di fusione-distacco dalle figure genitoriali che restano comunque centrali in questa fase di passaggio. Divenire adulti si pone, quindi, come processo verso l'autoriconoscimento, verso il saper dire " Io sono", "Io desidero", "Io progetto per il mio futuro". E questo diritto non può certamente essere negato ad un adolescente soltanto perchè sente di avere un orientamento sessuale non conforme alla maggioranza. Tutti gli esseri umani, nel rispetto di sè e degli altri, hanno diritto alla propria identità, alla liberà, alla vita, alla ricerca della felicità e dell'amore. Nessun adolescente cresce bene senza un confronto vero con il mondo degli adulti e dei coetanei. Ciascun ragazzo va formando la propria identità rapportandosi con il mondo che lo circonda, sperimentando il proprio sè in rapporto agli altri, ricercando l'approvazione del gruppo e, anche se talvolta non sembra, dei genitori. Costringere delle persone a vivere nascondendosi, nella paura di tradirsi con uno sguardo, una frase non è nè umano nè cristiano. Chi vive nella paura, solo con difficoltà e sofferenze, potrà sviluppare un sè integrato in tutte le sue componenti e una personalità 
armonica. I ragazzi parlano in continuazione dei loro amorucci, degli attori preferiti, sperimentano i primi approcci, imparano a interagire con l'altro sesso e nessuno chiederebbe loro di tenere nascosta la propria eterosessualità, ma ad un ragazzo omosessuale ciò viene imposto dall'omofobia diffusa; niente di strano se le conseguenze rischiano di essere disastrose. La famiglia e la scuola possono fare molto, se vogliono. Compito dei genitori rimarrà sempre quello di aiutare i ragazzi a crescere e a raggiungere l'autonomia interagendo positivamente col mondo: compito molto più difficile per chi ha figli omosessuali o portatori di differenze, poichè la società ancora non è preparata. 
La scuola potrà favorire l'integrazione e dare voce a chi non ha voce. Non si tratta di etichettare le persone, ma di dar loro la possibilità di una ricerca serena e non angosciante della propria dimensione affettiva, tenendo conto del fatto che le identità personali non sono statiche ma in continua evoluzione: per tutta la vita ci adattiamo al mondo che ci circonda, al nostro corpo e alla nostra psiche che si modificano e cerchiamo di adattare il mondo a noi. 
Sicuramente alcune basi fondamentali dell' identità che ci accompagnano e che presumibilmente ci accompagneranno per tutta la vita sono state elaborate nell' adolescenza ed è importante che questa elaborazione possa avvenire in un clima sereno di autostima e fiducia. Ma la scuola spesso più che integrare le differenze ricerca ancora l'omologazione e l'accettazione buonistica, o peggio pietistica, delle differenze e a noi non interessa nè l'una nè l'altra cosa. 
Scuola e famiglia possono porsi sia come strumenti di conservazione sia come strumenti di movimento di una società che sarà tanto più vivibile quanto più saprà rispettare e integrare le differenze trasformandole da elementi destabilizzanti di strutture e identità rigide in elementi di confronto e arricchimento per una società sempre più globale, multiforme, poliedrica. Ad una visione compensativa che miri a riportare alla norma ciò che è difforme da questa, proponiamo una visione che rivaluti la complessità della persona poichè "Se le intelligenze sono multiple, molteplici devono essere le vie per favorire 
l'integrazione" H. Gardner. I genitori di figli omosessuali sanno che i loro figli, al pari degli altri, possono essere persone positive, che contrinuiscono alla crescita della società e chiedono a testa alta visibilità serena per loro e per i loro figli, pari opportunità e diritto di cittadinanza. Erigere steccati serve solo ad isolare e ad escludere ma siamo poi sicuri che gli esclusi siano loro?

Francesca Marceca
AGeDO - Sezione di Palermo
Email: agedopa@tin.it