EMOZIONE
Partecipando al Pride di Padova ho provato una grande emozione. Quasi subito mi sono immessa nel corteo con mio marito, vicino ad altri genitori dell'Agedo e dietro al nostro striscione. Avevo partecipato in passato ad altre manifestazioni religiose, politiche e sindacali e anche lì c'erano la sfida e la consapevolezza, ma non altrettanta gioia. Sembrava prevalere una certa compunzione e lo scopo era più angusto, oppure preponderante era la sfida all'opinione pubblica, come in certe sit in in cui i passanti , per l'imbarazzo , fingevano di non vederti, pur conoscendoti benissimo. Sentirsi liberi e leggeri, nonostante l'afa e la stanchezza, per non parlare del sovrappeso, e leggere sui volti degli altri lo stesso stato d'animo era esaltante. Con i genitori mai visti prima, tranne Paola Dall'Orto, ma noti on-line, scambio di sguardi sinceramente commossi e abbracci o strette di mano eloquenti: bravi, ci siete anche voi! E' inutile negarlo, noi sappiamo che cosa vuol dire. Noi lo facciamo per i nostri figli, ma anche per i figli degli altri e le loro famiglie che stanno attraversando momenti dolorosi perché ancora soffocati da pregiudizi, chiusi in se stessi mentre avrebbero tanto bisogno di abbracciare gli altri, di parlare con loro e di camminare insieme, come stiamo facendo noi in mezzo a tanti altri di ogni età e di ogni orientamento, chi più chi meno vestito esattamente come gli pare, felice di essere se stesso. Sapevo di essere fra amici e compagni, perché si avvertiva distintamente l'immenso patrimonio comune, l'anelito alla madre di tutti di diritti, la libertà! Scusate, ma non è retorica. Fra noi e le ali foltissime di spettatori c'era sintonia, dimostravano di condividere le nostre motivazioni e a conferma, non fossero bastati i volti e lo sventolio di mani, c'erano scroscianti applausi. Bello! Proprio bello, grande affermazione di libertà di pensiero che lascerà un segno. E pensare che, dalle difficoltà incontrate nella programmazione, si poteva supporre un clima diverso! Persino il vescovo mons.Mattiazzo si è espresso in modo corretto a proposito della manifestazione e il sindaco Giustina Destro ha promesso di incontrarsi con i rappresentati dell'Agedo per programmare qualche intervento.
IMPRESSIONE
Al margine della strada che percorriamo, seduta sul rialzo erboso di un'aiuola e circondata da bambini, una signora tiene alzato un cartello: SIAMO TUTTI DIVERSI. Sorride ed ha lo sguardo intenso di chi vuole comunicare qualcosa. E' stato un attimo, ma non la dimenticherò, anche perché quella frase sul cartello mi ha dato da pensare. Dapprima ci ho trovato un abbraccio d'accoglienza che istintivamente ho ricambiato di cuore. Aveva portato i bambini perché vedessero, perché capissero, aveva scritto un messaggio di solidarietà. Era come se camminasse con noi nella stessa direzione ed era anche più “visibile” perché, fuori della calca, testimoniava da sola.
Il giorno dopo, infastidita da un articoletto superficiale dell'inserto locale del “Gazzettino” (L'orgoglio di essere, e basta), ero giunta a conclusioni opposte: era un sorriso materno di indulgenza che marcava le differenze, la carità che offende e umilia. Era come se dicesse: se siamo tutti diversi, siamo in fondo tutti uguali, perché vi scaldate tanto? Facile rispondere: siete voi che ci rendete diversi, perché non ci riconoscete pari diritti, ma mi è sembrato sciocco ingaggiare un contraddittorio con una bella immagine che mi aveva colpito. Era stato l'articoletto superficiale e subdolo a confondermi le idee.