L'OMOSESSUALITA': TRA IDENTITA' DI GENERE E IDENTITA' DELLA PERSONA
LETTERE TRA IL RELATORE E UNA SOCIA IN RELAZIONE ALL'INCONTRO

 

Martedì 6 febbraio 2001 - ore 18,00
L'OMOSESSUALITA': TRA IDENTITA' DI GENERE E IDENTITA' DELLA PERSONA

Relatori:
Mons.Prof. Giuseppe Angelini - docente di Teologia fondamentale e di morale e Preside della stessa Facoltà Teologica.
Professor Luigi Aletti - docente di psicologia della religione e psicologia dinamica all'Università cattolica di Milano e presso la stessa Facoltà Teologica.

Presso la FACOLTA' TEOLOGICA dell'ITALIA SETTENTRIONALE
Piazza Paolo VI (ex piazza delle Crociate) n.6 - Milano
AULA PAOLO VI

Incontro organizzato dall'Associazione Amici della Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale e sollecitato, tra gli altri, dal Centro Studi Teologici di Milano sia al Cardinal Martini che alle Autorità accademiche.

Riportiamo qui di seguito lo scambio di missive avvenuto tra il Prof. Aletti e la nosta socia Marialuisa Bellavia, che avendo partecipato all'incontro dello scorso 6 febbraio, aveva consegnato al termine della conferenza una lettera indirizzata al Professore.

Gent.ma Signora Maria Luisa Bellavia

Mi ha molto colpito il testo manoscritto che Lei mi ha lasciato alla fine della mia conferenza del 6 febbraio, in cui esprimeva la Sua "amarezza".

Accetto come inevitabile, in una conferenza pubblica, il fatto di non incontrare le aspettative di tutti, specie quando queste sono particolarmente sostenute da vicende personali profonde. Ma Le confermo la mia disponibilità a discutere su tutto ciò che ho detto, che non pretende di formulare verità assolute, ma che è il frutto di una mia riflessione sui miei concreti contatti con persone omosessuali.

Ho molta stima ed affetto per tutti i mie pazienti, tra cui la quarantina di persone omosessuali che mi hanno chiesto di essere aiutati, in quasi trent’anni di attività psicoterapeutica. La maggioranza di loro, attraverso l’analisi, ha trovato una propria identità di genere. Di questi molti (specie i più giovani) si sono riorientati ad una relazionalità eterosessuale. Altri hanno trovato la via di vivere la propria omosessualità con modalità libere dalle difficoltà nevrotiche per cui avevano chiesto di essere aiutati.

La psicoanalisi non considera l’omosessualità, per sé, una malattia e quindi non ha per obbiettivo di cambiare l’orientamento sessuale delle persone, ma si focalizza sui tratti nevrotici che impediscono al soggetto di vivere con serenità e maturità la propria vicenda personale. Spesso può aiutare anche i genitori che vivono con troppa ansietà l'omosessualità dei figli.

Mi permetta solo di aggiungere che l'"inconscio" non è una realtà misteriosa o una categoria teorica improbabile. Significa solo che, nell’uomo, agiscono più forze e condizionamenti di quelli di cui lui possa avere consapevolezza.. La ringrazio per la fiducia che, comunque, mi ha manifestato, prendendomi ad interlocutore del Suo messaggio. Sono a Sua disposizione per ulteriori contatti e, intanto, La prego di richiedere agli organizzatori il testo scritto del mio intervento, che forse Le apparirà più complesso e rispettoso di quel che Le sia parsa l’esposizione orale.

Con profonda stima e i migliori auguri per la Sua attività.

Mario Aletti

Chiarissimo Professore,
innanzi tutto La ringrazio per non avermi ignorato ma per avermi permesso, a Sua volta, la possibilità di una risposta chiarificatrice.
Alla fine della conferenza del giorno 6 febbraio, ho pensato fosse preferibile non intervenire, per non turbare l'equilibrio nella sala, ma forse ho sbagliato a non seguire l'impulso morale che mi imponeva di esprimere il mio pensiero: non sarei riuscita ad esprimermi in due minuti, avrei sollevato solo mormorii, disappunto, disagio.

Le sono grata per la Sua disponibilità, non so se accettare un incontro con Lei, mi chiedo infatti a che cosa servirebbe, ormai. Ho registrato il Suo discorso: posso aver capito male ma mi sembra proprio che Lei abbia diffuso, nel suo ruolo di Docente, alcuni concetti che sembravano assai più di una riflessione ma che, in ogni caso, mi hanno arrecato un grande dolore.

Il Rettore della Facoltà, nel suo intervento, ha in parte bilanciato la Sua presa di posizione e, pur considerando la realtà omosessuale in un'ottica secondo la quale sono stata educata anch'io, quindi Precedente il Concilio Vaticano II, si è rivolto ai credenti citando e mettendo a fuoco le espressioni usate dal Nuovo Catechismo per definire i soggetti in questione e le Sue parole mi sono sembrate almeno più rispettose e misericordiose.

Non sappiamo nulla sull'omosessualità, non abbiamo alcuna certezza, tutte le teorie sono improponibili: sappiamo però di avere a che fare con esseri umani che soffrono per un rifiuto da parte della società, senza aver potuto scegliere la loro inclinazione sessuale.
Scansati, evitati come se fossero lebbrosi, quindi immondi e contagiosi, segno vivente di un castigo divino per qualche malvagità commessa, quindi considerati malvagi: eppure sono i nostri figli.
Tra le persone che ho cercato di aiutare, in questo breve periodo, vi era chi si considerava come un "castello di sabbia" oppure "immerso nella m". e genitori che avrebbero preferito un figlio tossicomane o delinquente. Non sanno quello che dicono, questi genitori che si sentono feriti a morte, loro sì davvero nel loro narcisismo.
Che ne è della dignità umana?

Lei conosce sicuramente meglio di me la realtà della famiglia attuale e può ben fare un paragone con il passato. Noi, ormai vecchi genitori, eravamo solo dei ragazzini un po' cresciuti quando, per amore e per senso di dovere, nel dare la vita ai nostri figli, ci siamo accollati un gravosissimo peso per il quale non eravamo adeguatamente preparati, soprattutto psicologicamente. Intanto la famiglia tradizionale era in crisi, non sapeva darci indicazioni che non fossero di tipo “autoritarista”, noi abbiamo parlato di “autorità”, i nostri figli grandi ora parlano di “autorevolezza” (lo so perché sono nonna). Che dire? La società cambia, ogni parola ha il suo peso ma un giovane può crescere sano e portatore di valori nonostante questi cambiamenti, secondo i desideri di quasi tutti i genitori, penso.

Lei sa bene che all'estrema timidezza interiore spesso si reagisce con un atteggiamento spavaldo, quello che tanti nostri poveri ragazzi esibiscono per sentirsi vivi, ed è comune a tanti giovani in crescita che si fanno portatori di atteggiamenti provocatori.
Se i nostri giovani faticano a maturare, forse lo debbono ad un ambiente ostile; le chiassose esibizioni tutto sommato sono un modo molto meno violento di tanti altri per l'affermazione di sé, per far capire che si esiste, perché la diversità esiste.

Certamente, se una persona omosessuale è ammalata di nevrosi, essenziale o indotta che sia, è giusto aiutarla con cure adeguate; così sono giusti cure e sostegno per i familiari in crisi ma anche le cure costano, spesso la famiglia intera non accetta di entrare in terapia…i problemi sono tanti.

Mi permetta di ricordarLe, Professore, che l'inconscio non è ormai, paradossalmente, più un segreto per nessuno (o, almeno, per nessuno dei partecipanti alla conferenza). Alla mia età, per esperienza personale, so riconoscere spesso i motivi inconsci che motivano le nostre azioni; il concetto e le sue dinamiche, più o meno profonde, sembrano facili e accessibili a molti: per questo speravo non se ne parlasse. Ho avuto prova recentissima dell'inconscio di una intera categoria che consideravo gemella alla mia: quella del volontariato (volontariato anche molto colto). Le accludo le mie considerazioni in allegato, dopo il mio brevissimo intervento. Sono stata confinata all'ultimo posto, tra le persone che desideravano poter intervenire, per cui per …motivi di tempo( reali) mi è stata tolta la parola nel momento in cui volevo proporre le richieste della nostra Associazione.
Non ne ho avuto un grande dispiacere, però: è chiaro che gli altri o le Istituzioni possono darci solo un po' di denaro, magari per una piccola sede, ma niente di più.
Che cosa possiamo desiderare dalla società che ci circonda? Possiamo solo cercare di cambiarla con i nostri poveri mezzi personali.

Marialuisa Bellavia